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16/08/2022 00:09

A proposito della riforma (e dei disturbatori seriali): dalla scelta di Pola ai ricorsi al CONI

C’è qualcuno, improvvisamente assurto al ruolo di esperto analista delle politiche del futsal o che presume di essere diventato, in maniera altrettanto improvvisa, un infallibile osservatore delle vicende istituzionali dopo aver per anni scansato anche il più banale commento sui più semplici argomenti a tema normativo-regolamentare, che s’è sentito autorizzato a dire che la riforma sui “non formati” non ha fatto perdere l’appeal al futsal italiano. Questo dopo che una società, la Sandro Abate Avellino, poche ore prima di Ferragosto ha ufficializzato un giocatore, Pola, pluridecorato nazionale spagnolo, al quale si può tranquillamente apporre l’etichetta di asso per via dello strepitoso palmares che ha costruito nel corso della sua carriera.


Ci domandiamo: costui in che mondo (a rimbalzo controllato) vive? Prima di uscirsene con un’affermazione così pregna di certezze e di supponenza, ha provato a fare una approfondita considerazione su quanti colpi di valore internazionale il futsal italiano ha prodotto nella sessione estiva del #futsalmercato, tali da poter suffragare le sue incondivisibili convinzioni? Gliele diamo noi le risposte (non la risposta) a questo sagace osservatore: uno, prima di Pola. Due con Pola. 


Quindi, se Cardinal e Pola hanno scelto di venire in Italia nella convinzione che il futsal della nostra Penisola fosse il nuovo avamposto della disciplina a livello internazionale, lo hanno fatto - secondo costui - perchè il nostro futsal, grazie alla riforma, ha acquisito (o meglio, riacquisito) quel grande appeal tale da convincere due assi della scena europea - uno dei quali, Cardinal, possiamo anche dire vicino ai suoi primi 40 anni - a scegliere l’Italia per arricchire le rispettive carriere.


Leggiamo testualmente “…giocatori del calibro di Pola fino a pochissimi anni fa non avrebbero mai e poi mai scelto l’Italia”. Insomma, se non ci fosse stata la riforma uno come Pola (ma anche Cardinal) non sarebbe mai venuto a giocare in Italia? Ma non fateci ridere!


Sempre questo ispirato cronista, che per quello che sappiamo noi ricopre anche un ruolo nell’ambito dell’Ufficio Comunicazione della Divisione Calcio a 5 (in barba al concetto del conflitto d’interesse: ma ci risulta non essere l’unico), è stato capace di scrivere che chi dice che la riforma avrebbe spento, appunto, l’appeal del futsal, esprime “concetti che solo disturbatori seriali possono partorire”. Calcio a 5 Anteprima, dunque, secondo costui sarebbe un “disturbatore seriale”, così come lo sono la stragrande maggioranza delle società che hanno contestato apertamente l’introduzione della riforma, capace di produrre difficoltà enormi che solamente chi ci vede cortissimo non è stato in grado di percepire. Ci chiediamo ancora: ma costui che futsal segue e vive?


E scrive ancora: “Allacciatevi le cinture, quest’anno ci sarà da divertirsi”. Contraddirlo sarebbe il minimo. E allora prendiamo la palla al balzo e rispolveriamo noi un po’ di concetti per far capire che chi scrive sa come dover argomentare le proprie analisi e valutazioni, al contrario di chi riporta nozioni e informazioni “per convenzione”. Una sola cosa dice giusta: si, quest’anno ci sarà da divertirsi!


La riforma ha già subito almeno due sconfitte e anche clamorose. La prima è stata la dichiarazione di ammissibilità stabilita dalla Corte Federale d’Appello sui ricorsi presentati dai calciatori Kakà e Pozzi, che seppur siano stati poi respinti, ha sconfessato quanto aveva disposto il Tribunale Federale Nazionale nel merito delle motivazioni dei ricorrenti. Il prossimo grado di giudizio sarà, molto probabilmente a settembre, il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI, dove si sposterà una partita che fino a questo momento, pur giocandosi su campi endofederali, sicuramente non ha dichiarato vincitrice la Divisione Calcio a 5 ma nemmeno sconfitti Kakà e Pozzi. Anzi, per come la vediamo noi, tutt’altro. 


L’evidente disparità percentuale tra giocatori “formati” e “non formati” prodotta dall’applicazione della riforma, soprattutto nei campionati di Serie A2 e B, potrebbe indurre i giudici del CONI (noi speriamo che accada esattamente questo) a decidere per la correzione del testo con osservanza di quanto disposto dalla circolare 1276 del 2004 in merito alla composizione delle liste di gara delle squadre impegnate nei campionati nazionali di ogni disciplina, direttiva che prevede appunto la presenza di almeno il 50% di giocatori formati nei vivai giovanili italiani, ma che non prescrive limitazioni per il restante 50%.


E c’è da scommettere che, ammesso e non concesso che la riforma la scansi al CONI, nel momento in cui la questione si sposterà sui terreni della giustizia ordinaria, i nodi arriveranno al pettine, perchè tutti gli elementi discriminatori evidenziati nei ricorsi al Collegio di Garanzia dello Sport, che richiamano normative e regolamenti sia costituzionali che di carattere europeo, difficilmente non troveranno sbarramenti davanti al TAR.


La seconda sconfitta? Chiaramente l’incremento di una unità del numero dei giocatori “non formati” deciso dalla Divisione Calcio a 5 di fronte alla richiesta congiunta delle società di Serie A, che hanno contestato lo stato di difficoltà generatosi a causa degli effetti prodotti dalla riforma in merito alla riqualificazione dei giocatori formati, le cui richieste di ingaggio hanno sensibilmente alterato il mercato delle contrattazioni mettendo a rischio la composizione degli organici che affronteranno il campionato di Serie A 2022/2023, andando a causare una inevitabile contrazione della competività dei roster allestiti. Un’apertura obbligata, in evidente controtendenza con la proposta avanzata dal consigliere Zaccardi che nell’ormai famoso Consiglio Direttivo del 14 febbraio aveva suggerito di limitare il taglio dei giocatori “non formati” a 5, mentre il resto della governance era fermo sulla drastica riduzione a 3, poi corretta a 4: come non considerarla una vera e propria sconfitta quando la linea dell’intransigenza appariva intoccabile?


E allora, tornando all’argomento guida di questo servizio, per quale motivo dobbiamo essere additati come "disturbatori seriali" quando evidenziamo le storture di una riforma inutile e senza senso e motiviamo adeguatamente le nostre considerazioni, avendo ben chiare davanti le situazioni che si sono venute a creare e con esse le problematiche che vanno estirpate, opponendosi dichiaratamente al comunicato 772 e sostenendo qualsiasi iniziativa che punti a cancellare un atto che al nostro futsal ha saputo fin qui produrre solo difficoltà? La riforma non rappresenterà certamente lo strumento per arrivare alla valorizzazione del parco giocatori italiano che, al momento, fornisce una percentuale evidentemente limitata di atleti realmente in grado di apportare benefici qualitativi al futsal apicale, destinato inevitabilmente a regredire nei livelli di spettacolarità e competitività rapportati alle altre competizione nazionali europee.


Noi restiamo fermamente convinti di quanto stiamo sostenendo dal momento in cui la riforma è stata ideata e successivamente deliberata e introdotta: non sarà mai la panacea dei problemi del nostro futsal, che sono ben altri e vanno affrontati con progetti adeguatamente pianificati, articolati, mirati e costruiti su certezze e non teorie: dietro a questa riforma non ne vediamo. Quelle teorie sulle quali, invece, qualcuno cerca di spostare la verità, ricorrendo anche a termini sprezzanti dei quali si finisce per abusare, senza che, chi si arroga nell’esprimerli, si renda conto che ne risponderà nelle sedi opportune.


o.c.


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