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31/12/2022 00:00

Addio 2022, l'anno di una riforma che va cancellata. FutsalTV, l'innovazione che mancava (e ora c'è)

Si chiude un anno pieno di contraddizioni per il futsal, perchè al contrario di chi vede tutto rosa e fiori noi di ottimistico, per il futuro, intuiamo ben poco. Ma non perchè siamo dei bastian contrari e vediamo nero laddove è bianco, piuttosto perchè riteniamo che le innovazioni tanto glorificate applicate al futsal nel corso dell’anno che si chiude tra poche ore, rischiano di essere concretamente l’inizio per un ritorno al passato che ci siamo messi alle spalle da tempo.


Calcio a 5 Anteprima ha contestato (e lo fa tuttora) apertamente l’introduzione della riforma, già prima che a metà febbraio venisse benedetta la delibera 772, e ne ha ampiamente spiegato le ragioni, più di una volta, ponendo anche un decalogo di interrogativi a chi l’aveva partorita, ai quali non ha ricevuto mai una sola risposta. Nessun problema, per carità, ci tenevamo a capire qualcosa di più dei motivi, per noi flebili e futili, che avevano spinto la Divisione verso quella direzione fortemente reazionaria: restiamo pienamente convinti dei risultati scadenti che questa riforma ha prodotto, propinando agli addetti ai lavori più difficoltà nell’applicazione delle regole che una funzionale semplificazione del lavoro di organizzazione dell’attività primaria, con un impoverimento sostanziale del livello della disciplina in tutte le categorie a fronte di costi di gestione che paradossalmente sono rimasti invariati, se non addirittura proporzionalmente incrementati.


Manca la materia prima, ossia i giocatori italiani e formati da immettere nel circuito. Quelli che sarebbero serviti per ammortizzare i tanti vuoti creati da questa riforma per noi senza senso. Quelli di livello hanno saputo cavalcare il momento trovando collocazioni importanti e andando a occupare le caselle nei roster lasciate libere dai giocatori “non formati”, per molti dei quali non c’è stato modo di trovare una nuova occupazione venendo di fatto esodati, a cascata, dai rispettivi club. 


Quella riforma che avrebbe dovuto ridare slancio al nostro futsal, è andata esattamente nella direzione opposta, perchè non ha prodotto progetti funzionali allo sviluppo dell’attività secondaria e minore, ha imposto alle società un percorso legato alla formazione di modesto livello (vedasi i risultati della nazionale Under 19 nei recenti impegni internazionali, oppure lo scarso minutaggio riservato ai giovani specialmente in Serie A) invece di consentire ai club che lo avevano richiesto, di poter dare ai propri tesserati importanti opportunità formative nei campionati nazionali. Senza dimenticare che il taglio dei giocatori “non formati” ha ridimensionato la competitività del nostro movimento sulla scena internazionale.


E per la prossima stagione non staremo certamente meglio, anzi… l’ulteriore taglio sui numeri dei “non formati” immetterà nei flussi del #futsalmercato decine e decine di giocatori che non avranno più spazio e saranno costretti a emigrare o nelle categorie regionali oppure oltre i confini, con un più accentuato depauperamento di quei valori tecnici già pesantemente minati dagli effetti della riforma nella prima stagione di attuazione. Il che si tradurrà in campionati nazionali meno competitivi e con un livello che tenderà inevitabilmente ad abbassarsi ulteriormente perchè mancano (e mancheranno) i ricambi di qualità. Insomma, non vediamo scenari rosei su questo fronte, così come restiamo oltremodo perplessi di quanto sarà difficile gestire la nuova e più ampia macchina agonistica nazionale a partire dal primo luglio 2023.


Il taglio dei “non formati” avvicinerà relativamente le società di A e A2 Elite (che dovrebbero - parliamo al condizionale perchè ancora non si sa nulla in merito - poter presentare in lista lo stesso numero di “stranieri”), perchè peseranno sempre i maggiori budget di quei club da sempre portati a investire in modo importante sul fronte della caratura tecnica. Si acuirà la differenza di valori tra le categorie apicali e l’A2, dove assisteremo alla riduzione di un’altra unità dei “non formati”, riduzione che riguarderà anche la Serie B, dove si registrerà un ritorno “alle origini” che corrisponderà ad un crollo del livello di gioco, il quale sarà marcatamente indirizzato verso il basso. E il motivo è sempre lo stesso: non sarà facile inserire giocatori italiani e formati che sappiano far alzare il tasso medio delle squadre e questo saranno proprio i numeri a conclamarlo.  


C’è una sola cosa sulla quale basare fortemente le convinzioni di chi va contro tendenza: che nel corso del 2023 intervengano nuove situazioni che possano scalfire le certezze istituzionali aprendo le prime falle nella gestione di una disciplina che non ci vede assolutamente in linea con piazzale Flaminio. Al di là della scelta fatta dai giocatori che avevano intrapreso la strada dei ricorsi contro la delibera 772 che formalizzava il taglio dei “non formati”, la maggior parte dei quali cittadini italiani cui è stato praticamente impedito di prendere parte ai campionati agonistici nazionali, percorso che si è arenato alla vigilia del passaggio al TAR del Lazio, siamo convinti che la riforma non avrà vita facile e riteniamo che ci siano concrete possibilità che possa venire smontata in sede giuridico-amministrativa. La partita, insomma, è tutt’altro da considerarsi conclusa.


IL BELLO DELLA (FUTSAL) TV - Sappiamo bene che a piazzale Flaminio siamo considerati i contestatori. Insomma, nonostante il rapporto di sostanziale e apparentemente reciproca cordialità, fondamentalmente non godiamo di quell’attenzione che una testata giornalistica che ha raccontato un quarto di secolo di storia del futsal italiano (fino al 2006 come La Provincia Sportiva) dovrebbe legittimamente ricevere, avendo presenziato in prima linea a quattro edizioni dei Campionati del Mondo, a ben dieci Europei vivendo sul posto e dal vivo i trionfi di Caserta e Anversa, che è stata l’unica testata giornalistica sportiva d’Italia a seguire il Montesilvano ad Almaty nel 2011, quando il Tricolore salì sul tetto d’Europa delle squadre di club, e che da anni è puntualmente presente a tutte le competizioni ufficiali che interessano l'intera fascia agonistica, dalla Serie A alle giovanili. Certo, le glorificazioni non fanno parte del nostro dna, alla stregua degli ipocriti incensamenti da parte di chi distribuisce pacche e contentini.


Ma la riconoscenza si. E riconosciamo che, indipendentemente dal clima vagamente conflittuale che si è venuto a creare nel tempo con alcune componenti dell’istituzione, a piazzale Flaminio c’è chi ha lavorato con particolare intraprendenza e accertata professionalità per far sì che il sogno inseguito da una vita dal futsal italiano potesse diventare realtà. Perché dopo una necessaria stagione di rodaggio, FutsalTV si è dimostrato veramente quel prodotto che mancava per far si che il calcio a 5 arrivasse ovunque grazie alla tecnologia digitale. Quindi, il 'bravo' che rivolgiamo a Massimo Mazzitelli e a tutti coloro che sono parte attiva nella pianificazione e realizzazione di questo progetto mediatico, è assolutamente meritato. Con una menzione speciale per Fabio Morra, che è riuscito a dare forma a un’idea che tuttavia si è potuta plasmare perchè "qualcuno" ha avuto l’intuizione di coinvolgerlo da subito, oltre perchè è un gran bravo giornalista: non ce ne vogliano gli altri colleghi ma lo consideriamo il migliore nel suo settore di competenza.


Il flop della Sky Arena di Salsomaggiore della passata stagione è stato progressivamente annullato con i positivi riscontri delle trasmissioni effettuate dai vari impianti allestiti tra Pescara, Genzano e Aversa. E vogliamo credere che anche i dati degli spettatori (di cui ancora non siamo in possesso ma che invitiamo chi di dovere a mettere a dispisizione) ne siano la dovuta certificazione. Dispiace solo una cosa: dover pagare per vedere il nostro sport in tivvù. Ecco, la speranza per il 2023 è che questa disciplina possa essere seguita ancora sui canali Sky, ma in chiaro: se si vuole che il futsal riesca a diventare uno sport appetibile per i grandi brand bisogna che gli ascolti crescano. E questa è la strada da imboccare per iniziare a pensare concretamente ad una disciplina che possa catalizzare l’attenzione non solo di tifosi e appassionati, ma affascinare anche chi il nostro sport lo ha sempre considerato attività ricreativa e da dopolavoristi. E vedrete che costoro si ricrederanno.