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21/11/2022 12:30

Il ricorso anti-riforma pronto a sbarcare al TAR: le ragioni e le modalità per sostenere Kakà & C.

La riforma voluta dal presidente Bergamini, che ha radicalmente trasformato l’identità di decine e decine di squadre militanti nei campionati nazionali maschili e che solo dalla prossima stagione interesserà anche i campionati apicali femminili, ha finora superato il banco di prova degli organi giudicanti prima calcistici e poi olimpici. Prima la Sezione Tesseramenti del Tribunale Federale Nazionale, poi la Corte Sportiva Federale e, infine, il Collegio di Garanzia del Coni, hanno ritenuto legittime le motivazioni della Divisione Calcio a 5 di procedere con la rivoluzione delle regole che riguardano l’impiego dei calciatori in occasione delle gare dei campionati nazionali di futsal, regole di fronte alle quali una corposa frangia di giocatori e addetti ai lavori continua a manifestare un profondo dissenso.

IL RICORSO

Quel dissenso che si sta trasformando gradualmente in un’azione di carattere amministrativo che entro la fine della settimana dovrà prendere forma in un ricorso da presentare al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per chiedere la sospensiva dell’attuazione della delibera 772 del 16 febbraio scorso con la quale il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5 ha introdotto la riforma che prevede la riduzione progressiva dei giocatori non formati in Italia  Ma a differenza delle precedenti puntate, in cui ha prevalso la giurisprudenza sportiva nei gradi di giudizio tanto endofederali quanto olimpici, nella decisione di ricorrere al TAR e quindi intraprendere il procedimento di giustizia ordinaria, subentreranno aspetti legati a leggi statali e comunitarie che potrebbero rivalutare la figura dei calciatori “non formati”, ma residenti in Italia, cittadini italiani e soggetti che godono di diritti costituzionali, fino a rivedere interamente gli effetti applicativi della riforma. Quello che sperano possa accadere i tanti calciatori interessati a questa problematica, che hanno trovato soprattutto in Augusto Dos Santos, più conosciuto come Kakà del Petrarca, il loro riferimento.


CONTRADDIZIONI

Abbiamo più volte sottolineato le contraddizioni della riforma del calcio a 5. Limitare l’uso dei calciatori non formati equivale a impedire a giocatori con carta d’identità - e quindi nazionalità - italiana, residenti in Italia, che godono dei diritti civili e lavorativi delle leggi italiane, di poter giocare in campionati ufficiali italiani perché non considerati idonei solo per questioni di carattere anagrafico, per non dire formativo. Mentre allo stesso tempo viene consentito a calciatori altrettanto non formati in Italia di rispondere alle convocazioni della Nazionale Italiana e di vestire regolarmente la maglia azzurra (come nel caso limite di Merlim e Cainan De Matos, ambedue impegnati in campionati stranieri rispettivamente in Portogallo e Spagna). Contraddizioni e anomalie dello stesso problema, che va risolto in una sola maniera: fare di tutto per azzerare la riforma. Che tra l’altro, com’è ormai risaputo, ha prodotto una più che prevedibile rivalutazione (al rialzo) dei compensi da destinare ai giocatori italiani e formati, con le società dal budget più ampio che hanno logicamente incorporato i nomi di maggior grido, con un meccanismo di pescaggio a cascata che ha progressivamente ridotto le capacità numeriche e tecniche di un gran numero di squadre delle categorie minori. L’effetto è stato evidente: ad un livellamento dei valori nei quintetti iniziali ha fatto da contraltare un altrettanto evidente calo della caratura delle rotazioni, tanto in Serie A quanto in A2, con la Serie B che ha meglio attutito il colpo considerando che tanti club non disponevano di giocatori non formati.


LE LACUNE DELLA DIVISIONE

Ma ci sono anche alcuni aspetti in proiezione che devono essere rammentati e che costituiranno un freno al progetto riformistico. Perché la riforma, che nella stagione 2023/2024 ridurrà di una ulteriore unità il numero dei giocatori non formati (in A si scenderà da 5 a 4 - da 4 a 3 nella stagione 2024/2025 - in da 3 a 2, in B da 2 a uno solo), pur inneggiando alla necessità di dare maggiori opportunità a calciatori italiani con l’aspettative di valorizzare l’attività giovanile, non presenta alcun progetto tale da supportare il nuovo corso. La stessa Divisione Calcio a 5 avrebbe dovuto varare immediatamente programmi che indirizzassero le società apicali in campo nazionale lungo questa direzione, ma non solo non è stata capace di accogliere le richieste di quei club, soprattutto di Serie A, che avevano fatto richiesta di partecipare con una Squadra B (composta da atleti della fascia 19-23 anni) al campionato cadetto ritenendolo molto più formativo rispetto all’Under 19 Nazionale (che necessita di uno studio per renderlo compatibile alle effettive necessità dei club, e di questo ne parleremo in un altro servizio), ma non ha ancora affrontato l’argomento in chiave prospettica. E del discorso legato al doppio tesseramento, tanto decantato come panacea per l’approvigionamento dal calcio di quei giocatori occorrenti per completare i roster, fermo restando la pressoché improponibile regolamentazione sull’impiego di un atleta di calcio nei campionati di futsal e viceversa, abbiamo notizia di un numero di progetti partoriti in parallelo da società di calcio e calcio a 5 che si contano sulle dita di una mano.

UN BIVIO 

Dunque, ci troviamo davanti ad un bivio fondamentale per la nostra disciplina. Con il ricorso al TAR c’è speranza che le cose possano cambiare e si possano recuperare i valori del futsal apicale. Chi ritiene che questa riforma non vada nella direzione giusta e cozzi persino con la sostenibilità di quei progetti di comunicazione attraverso i canali digitali, che chiedono un elevato indice di spettacolarità per incrementare l’attenzione del pubblico soprattutto televisivo e, di conseguenza, possano creare le condizioni per una crescita delle opportunità di finanziamento attraverso le sponsorizzazioni, è chiamato a sostenere l’iniziativa di chi vuole la cessazione di questa disposizione regolamentare insensata e della quale, pur condividendone la sostanza, non risponde a quei criteri di gradualità temporale di cui il sistema futsal necessita per modificare la propria struttura tecnica e di gioco.


E’ stato messo a disposizione un conto corrente bancario dove chi vorrà potrà versare liberamente una somma da destinare alla copertura delle spese previste per il ricorso al TAR del Lazio.


L’IBAN è il seguente:


IT38S0306234210000002405226, intestato a Felippe Luis Tambani, causale: spese causa legale.


Questa riforma va riscritta e poi sostenuta da progetti che sappiano non solo dare il giusto valore alle competizioni ufficiali soprattutto di vertice, ma che consentano alle società di avere a disposizione il tempo necessario per mettere in piedi quelle iniziative utili allo sviluppo dei programmi di crescita. Il futsal non è il calcio: facciamo di tutto perché non torni ad essere calcetto.