Miraglia, l'icona dello Sporting Altamarca: ''Siamo riusciti a fare un qualcosa davvero di irreale''

Gabriel Miraglia può giustamente ritenersi il giocatore di maggior spessore dello Sporting Altamarca. Per lui parlano i risultati ottenuti nella sua lunga carriera nel Belpaese ma anche oltre frontiera, con le esperienze in Brasile e in Francia che gli hanno consentito di indossare le casacche di club titolati. ma la promozione in A2 con i colori maserini ha ben altro sapore e un significato speciale: ecco perché viene spontaneo chiedere a Gabriel come ha vissuto questo risultato, lui che ha vinto anche lo scudetto e ha giocato la Champions. Ma cosa ha provato per questa vittoria?


“Vincere è sempre bello. Non importa se giochi la Serie A, l’A2 o la B, le emozioni sono sempre le stesse. Anzi, mi sento di dire che questa è stata una delle vittorie più importanti della mia carriera, non solo per il mio legame con il territorio ma anche per tutte le difficoltà che ho dovuto superare negli ultimi due anni. A fine gara contro il Belluno sono crollato, piangevo lacrime di gioia. Quindici anni fa vincevo il mio primo trofeo in con la Juniores della Marca e ora torno a vincere in terra trevigiana… un’emozione davvero unica”.


- Nel corso della stagione l'Altamarca ha praticamente tenuto in pugno il primato senza mai cederlo. Quando hai capito che si stavano creando le condizioni per conquistare la promozione e quando hai pensato che ormai l'A2 non ve l'avrebbe tolta nessuno?


“Mi sembra tutt’ora irreale quello che siamo riusciti a fare: 21 vittorie, tre pareggi e una sconfitta su 25 gare disputate. Siamo partiti molto scettici all’inizio e non nascondo che i movimenti di mercato delle squadre favorite ci hanno un po’ intimidito. Pero, dopo la vittoria in trasferta contro il Chiuppano, abbiamo realizzato che la promozione era nelle nostre mani e che l’esito finale dipendeva unicamente e esclusivamente da noi. La certezza della vittoria finale è arrivata soltanto quando ho sentito il triplice fischio dell’arbitro nell’ultima gara contro il Belluno”.


- Sei diventato uno dei simboli dell'Altamarca: cosa significa essere un punto di riferimento, in campo per i giovani, e per la società a livello tecnico-organizzativo?


“Cerco sempre di essere d’aiuto condividendo con i più piccoli le mie esperienze, raccontando loro storie e fatti su personaggi importanti del nostro sport con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Essere il più anziano del gruppo comporta sicuramente una carica extra di responsabilità, ma fa parte del gioco, è una responsabilità sana che prima o poi tutti i giocatori dovranno affrontare. Per quanto riguarda la società, i dirigenti sono sempre disposti ad ascoltare e cercano di confrontarsi con chi ha già vissuto in diverse realtà. Far parte di questo progetto mi rende davvero felice. È un senso di appartenenza legato alla maglia, allo sport e sopratutto agli ideali”. 


- Infine, la prossima settimana giocate le finali di Coppa a Porto San Giorgio: aspettative e obiettivi, a questo punto anche per il futuro?


“La Final Eight di Coppa Italia è una manifestazione bellissima e noi sicuramente non vogliamo sfigurare. Inoltre sarà una grande occasione per misurarci con altre squadre che nella prossima stagione faranno l’A2. Come in campionato, non saremo la squadra favorita, ma ormai siamo abituati e sappiamo… quello che dobbiamo fare”.