Ouddach, il tamburino dell'Altamarca: ''Il segreto della vittoria? Uno per tutti e tutti per uno!''

La figura di Hamza Ouddach nello Sporting Altamarca evoca il famoso tamburino sardo di deamicisiana memoria. Il capitolo che sul Libro Cuore narrava di questo giovane militare, in prima linea col suo tamburo a suonare la carica dell’esercito piemontese nella Guerra di Indipendenza contro gli Austriaci, al quale poi viene affidata un'importante missione, calza un po’ il ruolo che il trottolino italo-marocchino ricopre nello schieramento di Kim Serandrei, sempre sul fronte e pronto nel lanciare le offensive agli avversari di turno, supportando gli amici di reparto Halimi ed El Johari, tanto da riuscire a salire più volte sul palcoscenico della ribalta in questa stagione trionfale per lo Sporting Altamarca.


La domanda apparentemente retorica che pare doveroso chiedere ad Ouddach, è quella di capire dalle sue parole qual è stato il vero segreto di questa promozione, perchè vincere un girone tanto difficile come il B e farlo nella maniera come l’ha fatto la squadra di Serandrei non è affatto cosa semplice. 


“Non c’è nessun segreto particolare. Sin dal primo giorno - ricorda Hamza - siamo stati una squadra unita… uno per tutti e tutti per uno! Abbiamo sempre lavorato tanto e mai sottovalutato nessuno, abbiamo giocato ogni partita con la voglia di vincerla. Io penso che il quid che ci ha permesso di giocarci la promozione sia stato proprio quella voglia di vincere, la fame di gioco che abbiamo espresso per tutto il campionato”. 


- La scelta di giocare a Maser anche scendendo di categoria, dopo le stagioni di Merano, è stata azzeccata. Ti senti realizzato dopo aver contribuito così pesantemente alla promozione dell'Altamarca? Pensi che questa sarà la tua casa anche nelle prossime stagioni, almeno la prossima in A2?


“Direi che è stata una delle migliori scelte fatte. Non avevo dubbi. Sono contento di aver dato il mio contributo per arrivare alla promozione. L’Altamarca è stata la mia prima squadra e tornarci è stato meglio di quel che credevo. Sono stato bene sia fisicamente sia mentalmente, avevo voglia di fare, sempre. Quando sei a casa tua è difficile voler andar via. Mi piacerebbe giocare l’A2 con lo Sporting, e continuare a lavorare con i miei compagni”. 


- La prossima settimana affronterete le finali di Coppa Italia. Cosa significa esserci? Sarà già importante il solo fatto di partecipare oppure pensi che l'Altamarca abbia i requisiti giusti per provare ad arrivare lontano anche a Porto San Giorgio?


“Per me esserci è un piccolo sogno che si avvera. Quale giocatore non lo vorrebbe? Partecipare è già un grande passo, l’Altamarca ha i requisiti per potersi vivere anche altre soddisfazioni. Certo, non abbiamo pressioni sulla possibilità di vincere, ma non andiamo solo per fare presenza, vogliamo dare il meglio anche a Porto San Giorgio”.