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09/05/2021 12:55

Syn-Bios, beffa atroce. Ma il comunicato 1242 va rivisto: non rispetta i sacrifici fatti dai club!

Siamo al limite del paradosso, perché quello che è accaduto nella giornata di ieri non può essere definito con altri termini. Di mezzo un comunicato (anzi due…), quattro squadre e un’istituzione che adesso sembra stia smarrendo decisamente quella via maestra che per mesi gli aveva permesso di tenere testa alle insidie del Covid e di una stagione incredibilmente stressante, riuscendo con un grande sforzo a chiudere la “regular season” a dispetto di tutte le previsioni. 


Cerchiamo di mettere in ordine le cose e partiamo da quello che è proprio il punto base: il comunicato n.1242 del 29 aprile scorso, recante “Disposizioni relative alla disputa di playoff e playout”. Sul testo non c’è alcun motivo di interpretarlo diversamente da quello che è il significato: “…omissis… Si comunica che in nessun caso potrà darsi luogo a richieste di rinvio delle gare dei PlayOff e dei PlayOut, in relazione a positività riscontrate e/o a seguito di disposizioni della Asl competente”. E già questo, di per sé, è un motivo di contestazione. Cosa che noi di Calcio a 5 Anteprima abbiamo subito rilevato (LEGGI QUI).


E’ come se d’incanto non ci si renda più conto che alla fine di ottobre i campionati nazionali erano stati interrotti per l’esplosione della seconda ondata del Covid, che era stato adottato un primo protocollo che ha imposto determinate condizioni per poter scendere in campo, che ha imposto spese accessorie importanti per le società (che la FIGC ha in piccola parte riconosciuto ad una esigua frangia dei club del futsal), che ha obbligato le società a giocare in impianti inaccessibili al pubblico, che dopo il ritorno in campo ha costretto le squadre ad affrontare trasferte pericolose in zone in fascia rossa, che quel protocollo inadatto ha portato alla determinazione di un clamoroso numero di partite da recuperare (eravamo arrivati a contarne poco meno di duecento). 


E poi l’attuazione del nuovo protocollo dalla fine di gennaio, l’obbligo di dover disputare decine e decine di partite di recupero nel corso delle settimane, con un ulteriore impegno da parte di società e tesserati, molti dei quali lavoratori e chiamati a concordare anche permessi e ferie supplementari per rispondere alle convocazioni dei club di appartenenza; senza dimenticare tutte le spese di contorno relative alla sanificazione degli impianti di gioco, il personale necessario per il rispetto delle disposizioni del protocollo, ma anche la necessità di dover trasferire l'attività presso altri impianti perchè quelli usuali erano stati nel frattempo adibiti a strutture Covid o centri vaccinali. 


Tutto questo (e tralasciamo i particolari) fino al 29 aprile è stato l’impegno assunto dalle società, dalla Serie A maschile all’A2 femminile, per poter assicurare la regolarità di una stagione che era nata nel segno della più profonda incertezza ma che è stata ancora peggio, che ha lasciato sul campo qualcosa come otto rinunce ufficiali, cosa mai successa nella nostra disciplina e che per il prossimo futuro regalerà tanti di quei punti interrogativi che già stanno venendo al proverbiale pettine come i capelli (il rinvio-farsa dei playout di A2 e B, tanto per dire?).


Tutto questo accadeva al 29 aprile, fino al momento in cui arriva il famigerato comunicato 1242 che all’improvviso cambia tutto. Per i playoff e per i playout non c’è Covid che tenga: si gioca e bisogna farlo per forza. Tutto il resto non conta. Nemmeno se arriva dall’Azienda Sanitaria Territoriale l’ordine di isolamento. Ma così non è. Comunicato n.1314 del 7 maggio: la gara valida per i playout tra Aniene e Mantova viene rinviata. “…preso atto della Comunicazione pervenuta in data odierna dalla Società Mantova calcio a 5 relativamente alla Comunicazione della ATS Val Padana…” cita il dispositivo di piazzale Flaminio, parlando di deroga al comunicato n.1242 (LEGGI QUI). 


Il Mantova ha ragione: con sei positivi come credere di giocare contravvenendo alle disposizioni dell’ATS di zona (LEGGI QUI LA NOTA UFFICIALE)? Ma anche l’Aniene ha ragione: a che servono i comunicati se poi si prendono posizioni diverse con una semplice deroga (LEGGI QUI IL COMUNICATO UFFICIALE)? Fatto sta: la finale di andata del playout viene rinviata a data da destinarsi. Il motivo? Perché non determina alterazioni sul calendario della competizione? E’ l’unica valutazione che riusciamo ad abbinare. 


Nella corso della settimana, intanto, i tamponi effettuati dai giocatori del Petrarca hanno portato a riscontrare un caso di positività. Paolo Morlino incassa il colpo e si mette tranquillamente a lavorare sull’allestimento del PalaUBroker di Bassano del Grappa dove il Syn-Bios giocherà la prima gara dei quarti dei playoff con la Feldi Eboli. Cambia volto all’impianto, lo tappezza di una miriade di cartelloni pubblicitari, perché l’unico modo per garantire agli sponsor la visibilità necessaria con i palazzetti chiusi è la diretta streaming e la telecronaca differita (che oggi non ci sarà) su Serenissima TV. Affronta, insomma, l’ennesima spesa per assicurare uno scenario pubblicitario e televisivo degno per la prima sfida che conduce all’obiettivo per il quale tutto quello che è stato fatto durante la stagione trova il suo concreto senso: lo scudetto.


Nella tarda mattinata di sabato lo scrupolo di capire la situazione sanitaria. Ulteriore giro di tamponi e i positivi salgono a quattro. Da persona responsabile qual è, Paolo Morlino, presidente del Petrarca Padova (che, storia alla mano, diciannove anni fa disputava per l’ultima volta i playoff scudetto), comunica l’aggiornamento dello stato della positività, sapendo perfettamente che la partita non si sarebbe giocata. Non si sarebbe giocata per colpe non sue, non si sarebbe giocata nonostante abbia speso migliaia di euro per preparare l’evento. 


E adesso che succederà? Al Syn-Bios verrà riconosciuta la “causa di forza maggiore” di cui ha beneficiato il Mantova? Oppure, come si intuisce tra le righe del comunicato 1242, la storia stagionale del Petrarca Padova, dopo aver rispettato per un anno protocolli, imposizioni, palazzetti chiusi, viaggiato in zone rosse e speso un’infinità di soldi per adeguarsi alle regole, finirà per una decisione del Giudice Sportivo e volontà del Covid? 


Chiudiamo dicendo solo una cosa: NON E’ GIUSTO!


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