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04/06/2021 17:06

Una rivoluzione progettuale per il dopo Barbarossa. Panchina, prende piede la soluzione-Palusci?

Che le famose parole di Tony Colatriano potessero nascondere sibilline rivoluzioni gli attenti osservatori della scena del futsal italiano lo avevano intuito. Da quel giorno (era il 16 maggio, con l’Acqua&Sapone appena eliminato dalla Meta nei playoff scudetto) le vicende che hanno interessato il sodalizio angolano si sono intrecciate tra soluzioni drastiche e idee di rilancio, passando attraverso quella che, dopo la decisione di Enio e Nando Barbarossa di farsi da parte, è diventata la soluzione più logica che ci si potesse attendere.


Insomma, nessuna crociata all’insegna della riscossa dopo la grande delusione di metà maggio, ma nemmeno l’abbandono del palcoscenico che gli inevitabili pessimisti non si erano certo limitati a prevedere: alla fine la strada del ridimensionamento progettuale ha preso piede, così come la maggior parte degli osservatori aveva previsto, nonostante la decisione della famiglia Barbarossa di salutare il parterre non fosse stata presa in considerazione. Ma tant’è, la svolta c’è stata e con essa adesso bisogna fare i conti.


La società angolana ha ufficializzato con una nota del 2 giugno che la famiglia Barbarossa aveva deciso di farsi da parte e di cessare la denominazione del club. Quali, dunque, i nuovi scenari che si possono prefigurare? Di fatto cambierà poco, perché alla presidenza resterà Marco Fiore (storico numero uno del Marina CSA), Tony Colatriano sarà ancora l’amministratore delegato e Gabriele D’Egidio il direttore sportivo. La vera novità interesserebbe il peso che avrà Luciano Mazzocchetti a livello dirigenziale: nella sostanza nella nuova entità societaria che prenderà corpo l’indomani della trasformazione del club, potrebbe avere un ruolo più preponderante rispetto a quello di semplice consigliere. Quanto preponderante lo diranno gli eventi dei prossimi giorni, che proviamo ad anticipare.


Le novità di rilievo, come era già desumibile, saranno soprattutto nell’area tecnica. Se sul piano squadra si andrà realmente incontro ad un ridimensionamento dell’impegno economico che comporterà inevitabilmente una serie di scelte anche riguardo la definizione della rosa (solo una manciata di giocatori sembra che resterà: lo stesso Murilo potrebbe andar via, le voci lo vogliono destinato ad accasarsi in Liga), sul fronte tecnico finirà che andranno a decadere tutte le possibili ipotesi che i tanti osservatori, noi compresi, si erano affrettati a mettere sul tavolo riguardo il nome che erediterà la panchina salutata formalmente da un paio di giorni da Fausto Scarpitti.


Niente Velasco (ormai promesso sposo del Barça), niente Polido, niente Marin (con il quale in effetti un contatto in tempi non sospetti c’era stato: ma ha rinnovato l’accordo col Saragozza LEGGI QUI), quale idea potrebbe prendere concretamente piede? I percorsi sarebbero un paio, quello più gettonato  riporterebbe in auge una soluzione che già in passato sembrava potesse decollare, ossia quella che individuerebbe in Saverio Palusci il possibile referente del nuovo progetto angolano, la figura giusta che andrebbe a incastrarsi nella rivalutazione complessiva del programma. L’eventuale migrazione di Palusci (fedelissimo di Mazzocchetti) potrebbe comportare anche lo spostamento verso Città Sant’Angelo di giocatori che già in passato hanno vestito i colori angolani, come Coco Schmidt e Morgado, fermo restando che andranno valutate singolarmente le posizioni dei tesserati messi tutti in discussione.


L’alternativa a Palusci porterebbe a prediligere una pista italiana e gli orientamenti della dirigenza appaiono già chiari, come chiari appaiono i contorni del nuovo progetto che andrebbe a coinvolgere anche il Pescara, società che nelle ultime stagioni ha vissuto quasi in simbiosi con l’Acqua&Sapone, che parteciperebbe al campionato di A2 con una squadra composta prevalentemente dagli esodati dalle categorie giovanili maggiori dei due club, fungendo di fatto da serbatoio alla squadra di Serie A. 


In definitiva, la situazione resta in piena evoluzione e ogni giorno si può aggiungere un nuovo tassello a questo complesso scacchiere che presto, comunque, potrà cominciare a mettere i primi punti fermi. Non rimane che aspettare l’evoluzione degli eventi, ma una cosa è certa: la querelle post-Barbarossa andrà avanti per molte settimane e chi pensa che la parola ridimensionamento possa tradursi in un progetto di secondo piano... sicuramente dovrà ricredersi.









Nella foto Lattanzio: Murilo Ferreira (il suo futuro potrebbe essere in Spagna) e il patron Enio Barbarossa