17/02/2022 19:06
“Una riforma per cambiare il calcio a 5 era necessaria, ma non in questo modo”.
Lo dice con chiarezza il direttore generale dello Sporting Altamarca, Nicola Baccin, che è voluto intervenire sulla questione riforma per poter esprimere il suo punto di vista che non sembra viaggiare in parallelo con il provvedimento della Divisione Calcio a 5 che dalla prossima stagione rivoluzionerà l’utilizzo dei giocatori nei campionati nazionali.
“Preciso. Sulla questione oriundi non voglio entrare in merito, si è parlato tanto e ancora farà parlare per giorni. Mi esprimo sulla finalità di questa scelta, creazione di settori giovanili e giocatori italiani per i campionati di vertice e la nazionale, la trovo sbagliata come soluzione”.
Baccin va al nocciolo dell’argomento che analizza dall’alto della competenza maturata in tanti anni di gestione di uno dei vivai più prestigiosi del Triveneto.
“Non si parte dalla prima squadra per creare un settore giovanile o per valorizzarlo se già presente. Bisogna investire in personale qualificato e nelle strutture: giochiamo nei campionati nazionali in campi indecenti, con misure ridicole, con i tombini in campo e con gli spogliatoi esterni, in certe regioni abbiamo i campi delle categorie regionali all’aperto ed in sintetico… E vogliamo chiamarlo futsal?”,
Proprio nell’attività agonistica giovanile Baccin rileva le incongruenze.
“Nei campionati Under 19 nella stagione regolare ci sono state al massimo quattro partite di livello giocate gol a gol. E poi? una raffica di 6-0, 9-0, 12-0… come possiamo formare giocatori pronti per le prime squadre se manca la qualità nelle competizioni giovanili nazionali?”.
Una annotazione che il presidente Bergamini dovrà fare sua per comprendere che le bacchette magiche esistono solo nelle fiabe.
“Siamo tutti convinti - riprende il dg dell’Altamarca - che questo sia lo sport più bello, con un grande tasso di spettacolarità e qualità, e per questo dobbiamo sperare di avere gli scarti del calcio a undici attraverso il doppio tesseramento? E’ normale pensare che new-entry di 16, 17 o 18 anni in questo sport possano poi disputare, anche da subito, i campionati nazionali? Bisogna assolutamente formare, a partire da dirigenti e allenatori, e avere un confronto costruttivo con chi ci guida. Ancora una volta le società sono state escluse, non siamo state interpellate in nessuna maniera ed è una cosa sbagliatissima… alla fine paghiamo sempre noi”.
- Che fare, allora, Baccin? Come poter prendere il torno per le corna?
“Noi abbiamo sempre detto che possiamo mettere le nostre idee, la nostra struttura organizzativa a disposizione di società che magari non sanno come affrontare certe tematiche, come iniziare un percorso… e come noi ce ne sono altre che vogliono far crescere questa disciplina. Continueremo a lavorare dal basso verso l’alto. Per fare un esempio concreto: in questa stagione, in piena pandemia, come ci sentiamo dire spesso, abbiamo preso in gestione un centro sportivo in cui abbiamo creato un polo di 40 bambini della scuola calcio in un’area di 5000 abitanti dove ci sono moltissimi altri sport”.
Il frutto delle capacità e delle competenze specifichi, non i miracoli delle bacchette magiche…