08/06/2022 01:09
Sette anni dopo l’impresa della Carlisport Cogianco, lo scudetto Under 19 è tornato a far capolino sui Castelli Romani. Merito della Cioli Ariccia, capace di sbaragliare il campo all’Emilia Romagna Arena di Salsomaggiore e chiudendo imbattuta una stagione che ha meritatamente incoronato la squadra di Everton Gonçalves Pires, che il futsal italiano conosce con il nomignolo di Rosinha.
Ed è proprio con l’ex nazionale della Seleçao, approdato in Italia vent’anni fa per giocare sui Castelli con il Genzano, che scambiamo quattro chiacchiere per parlare di questo scudetto che possiamo definire storico, che arriva a completare un lungo percorso di formazione di un gruppo del quale Rosinha conosce ogni segreto e del quale prova a sintetizzare qualità e peculiarità.
“La forza di questo gruppo è stata l'unione e la diversità di caratteristiche. Per ogni ruolo avevamo dei giocatori molto bravi con qualità indiscusse, che hanno saputo anche adattarsi nei momenti di difficoltà mettendo la squadra e il raggiungimento dell’obiettivo finale al primo posto. Difficile anche sintetizzare le peculiarità: squadra completa attacco e in difesa, tecnica e con carattere da vendere. Il segreto? La compattezza e la coralità”.
- Battere Fenice e Aosta, ossia due dei club di maggior blasone in ambito giovanile, significa che non solo il progetto della Cioli Ariccia è risultato vincente, ma che alla sua base ci sono fondamenta qualitative e quantitative capaci di garantire la massima affidabilità sul lavoro da eseguire. Concordi?
“Noi come società lavoriamo sui giovani da anni, abbiamo raccolto adesso il frutto di tanti sacrifici e della semina di anni di dedizione. Questo è stato sempre un gruppo vincente. L'arrivo quest'anno di Diego Pires e Joni Franco hanno permesso il salto di qualità che avevamo bisogno di compiere e il risultato è stato fantastico. Continueremo a lavorare con serietà affinché questo scudetto possa servire di stimolo alle annate che verranno a seguire”.
- Quali sono stati i momenti più belli della due giorni di Salsomaggiore?
“Quando ci guardavamo in faccia durante le riunioni tecniche e vedevamo negli occhi di ognuno di noi la scintilla che brillava: non avevo dubbi sulla vittoria finale. Ovvio che quando ha fischiato l'arbitro e siamo diventati campioni di Italia, tutte le emozioni sono venute fuori. Lacrime di gioia e sorrisi come se fossimo tutti bambini, il senso di aver compiuto un dovere e che fosse giunto il momento di festeggiare. Come dico sempre ai ragazzi… ogni cosa al suo tempo”.
- Everton, a chi dedichi questo scudetto?
“Lo dedico alla mia famiglia che mi è stata sempre vicino. A Dio perché sono un credente e giorno dopo giorno mi ha rinnovato le forze. Alla società che mi ha permesso di lavorare con serenità e a tutti questi fantastici giocatori che mi hanno regalato una gioia immensa”.
Foto: Libralato/Divisione Calcio a 5