05/06/2025 20:00
I suoi tre gol firmati nel secondo tempo supplementare sono stati pesantissimi nell'economia della finale scudetto vinta domenica scorsa dalla Dibiesse Miane Under 21 contro il Club Sport Roma. E a pensarci bene era quasi inevitabile che Marco Murador lasciasse un segno così netto sul tricolore dei trevigiani proprio alla sua ultima partita nella categoria: il centrale-laterale classe 2003 scuola Sporting Altamarca è stato infatti il fuori-quota a cui il giovane gruppo biancoverde ha guardato come punto di riferimento e lui non ha tradito le aspettative, dimostrando di essere maturato molto in questi anni di militanza mianese, al punto da diventare anche uno degli elementi principali della prima squadra.
- Una tripletta nel finale; sei stato un po' l'uomo del destino...
“Era l’ultima partita che potevo giocare nella categoria ed è stata proprio una liberazione - ci risponde Murador dopo che l'abbiamo raggiunto direttamente tra i corridoi del Carisport di Cesena al termine delle premiazioni. - Avevamo fatto tanti sacrifici durante tutta la stagione e questi tre gol alla fine ci sono serviti per direzionarci un po’ di più verso la vittoria, ma per queste reti devo ringraziare comunque tutti i miei compagni perché senza di loro sicuramente non saremmo diventati campioni d’Italia e non avremmo scritto una storia del genere, sia per Miane sia per la società: penso sia un orgoglio incredibile”.
- L'hai detto tu, questo era il tuo ultimo anno nella categoria: da fuori-quota, ti sei sentito un po' il fratello maggiore dei tuoi compagni?
“Sicuramente; gli altri magari in qualche momento della partita mi chiedevano una mano, un consiglio. Io però sono assolutamente contento di tutti i ragazzi, di come sono cresciuti dall’inizio dell’anno, dai più piccoli come Nicolò, Eric, Valentino e Joel arrivando agli altri ragazzi, i senior, che hanno dato la loro mano. Veramente, questa vittoria è un coronamento di un sogno dopo essere arrivati tre volte alla fase nazionale. È la ciliegina sulla torta che non dimenticherò mai”.
Lorenzo Miotto
Foto: Lorenzo Miotto