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27/07/2021 22:34

L'Aposa festeggia i suoi primi dieci anni. Cosenza: ''Siamo una realtà seria, senza fare proclami''

Aposa spegne le sue prime dieci candeline. Lo fa col suo presidente, Fabio Cosenza, che, seguendo le orme dei suoi familiari nel mondo dello sport, l'ha voluta, creata e cresciuta, fino a farla diventare 'adulta’.


“In famiglia - afferma il presidente, originario di Castel Maggiore - mi ripetevano sempre che c'è differenza fra noi e gli altri: agli altri piace vincere, a noi combattere. Mi sono sempre riconosciuto in questa visione del 'fare', del lavorare tanto per ottenere qualcosa, senza dimenticare da dove si viene e chi si è. Il mio modello è Domenico Luzzara, lo storico presidente della Cremonese che prese la società quasi per scherzo, per poi farne una realtà importante: l'uomo di provincia appassionato, con una visione sana del calcio e dell'impresa, che costruisce per sè e per gli altri, reinvestendo nel territorio e nei giovani, in un'ottica di sostenibilità. Aposa è nata con gli stessi presupposti e, a dieci anni compiuti, tanti nel mondo del calcio a 5, in cui le società spariscono a ritmi frenetici, è arrivato il momento di fare un passo in avanti in termini di professionalità”.


Un passaggio improcrastinabile e quasi fisiologico in un percorso evolutivo.


”Le tappe determinanti della vita di Aposa coincidono con quelle sportive: la vittoria della Coppa in C2, che ci ha lanciato a sorpresa in C1, il primo anno in C1 con la successiva richiesta di ripescaggio, la vittoria del campionato di C1 col salto in serie B e l'incredibile salvezza ottenuta lo scorso anno. La serie nazionale ha reso palese che l'entusiasmo con cui abbiamo sempre gestito i problemi non basta per competere a certi livelli: è necessaria una proiezione verso il futuro, una pianificazione strutturata. Il cambiamento è vitale: basti pensare ai grandi imperi della storia, collassati perchè incapaci di innovare. L'immobilità porta i sistemi, incluso quello sportivo, alla degenerazione”.


L'ambizioso futuro di Aposa poggia su fondamenta solide.


”Noi siamo una realtà seria che fa le cose per bene. Non viviamo di proclami: preferiamo i fatti e, semmai, 'pecchiamo' di serietà. Roberto Croci ed io, quando abbiamo fondato Aposa, volevamo creare un ambiente sano, in cui il calcio a 5 fosse vissuto nel modo migliore, come un gioco appassionante con regole da rispettare, anche sul piano finanziario: ci siamo riusciti. Abbiamo gettato le basi del settore giovanile, che ora dovrà essere sviluppato e strutturato fino a trasformare Aposa in una realtà autonoma. Servirà tempo, ma il calcio a 5 ancora permette di avviare progetti a lungo termine improntati sui giovani e sulla sostenibilità, preservando i valori di questo sport. Al contempo, mi aspetto un consolidamento dei risultati in campo della prima squadra”.


Prima squadra che cambierà location per gare ed allenamenti.


“Stiamo definendo l'accordo con una nuova struttura, in una piazza importante: un grande passo avanti per noi. Purtroppo la mancanza di impianti è la piaga che affligge questo sport, contribuendo a relegarlo ad un ruolo di nicchia a Bologna. Fra i nostri obiettivi futuri c'è proprio creare un 'fenomeno calcio a 5' in questa città”.


Infine, gli auguri del presidente alla sua Aposa.


”Il mio augurio è quello di compiere altri dieci anni e di vederla diventare, un passo alla volta, una realtà radicata sul territorio, con una sua propria capacità aggregativa, un suo impianto, una sua struttura, un suo settore giovanile. Il mio ringraziamento va allo staff, che è la colonna vertebrale della squadra, ai giocatori, ai tifosi e a tutti coloro che hanno contribuito a farci arrivare dove siamo. Permettimi di rivolgere un ringraziamento 'perpetuo' a Roberto Croci, che ha fatto e fa un lavoro impareggiabile: il percorso sportivo che abbiamo fatto insieme mi ha fatto crescere non solo come sportivo, ma come persona”.


Stefania Avoni - Ufficio Stampa