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02/02/2026 23:35

La nuova vita di Max De Luca: "Volevo la serenità, l'ho trovata a Formia. L'Italia? Diamogli tempo"

Per Massimo De Luca è cominciata una nuova vita. La scorsa settimana l’addio al Napoli e a quella Serie A che l’ha visto protagonista per un ventennio: la voce che sarebbe sceso in Serie A2 ha destabilizzato gli addetti ai lavori che non si aspettavano certo questa “scelta di vita” da parte dello Scugnizzo, ma che invece, considerando le ambizioni della società e le prospettive future, va letta come un’operazione importante del club sudpontino proprio in proiezione. E per Massimo è stato importante sentire questa considerazione. 


Ma come si è trovato in questo nuovo ambiente più “provinciale” dopo aver vissuto per una vita nelle principali piazze del futsal italiano?


“Per il mio arrivo a Formia lasciami intanto ringraziare Gianni e Marco Costa, persone per bene e tantissimo merito va a loro perché mi hanno voluto fortemente, mi hanno convinto facendo di tutto per portarmi lì. Ho rifiutato altre opzioni in A perché mi hanno presentato un progetto ambizioso, per questo ho firmato per un anno e mezzo ma non escludo che potrei restare più a lungo. A Formia mi hanno accolto in maniera eccezionale, dal mister alla squadra, all’intero ambiente: sono contento di questa scelta, mi ha dato serenità, la cosa di cui avevo maggiormente bisogno in questo momento”.


- Neanche il tempo di arrivare e sei stato subito… buttato nella mischia. Non certo un problema per uno come te che di battaglie ne ha giocate a iosa a tutti i livelli, ma piuttosto com’è stato l’impatto con un campionato come quello di A2 che praticamente hai conosciuto per la prima volta sabato a 38 anni?


“Ho lasciato la Serie A dopo diciotto anni, sicuramente non sarà facile ma mi devo calare il prima possibile in questa categoria che non conosco. Mi sono messo subito a disposizione, cercherò di portare la mia esperienza per migliorare la squadra e aiutare anche la società a strutturarsi, perché loro hanno voglia di crescere… e la crescita passa anche da questo”.


- Ieri è terminata l’avventura della Nazionale agli Europei. Molti nostalgici si aspettavano quella scintilla che ad Anversa ci portò a vincere il titolo, ma la realtà è stata ben diversa. Tu hai vissuto in prima persona, da dentro, il trionfo del 2014, mentre hai assistito da spettatore a questa edizione dove, secondo te, l’Italia avrebbe potuto avere un ruolo diverso? Quali differenze puoi azzardare tra il futsal proposto dall’Italia di Anversa e quello che hanno messo in mostra gli Azzurri a Lubiana?


“Non penso si possa fare un paragone tra la mia Nazionale e questa. La mia veniva da un percorso lungo, con un allenatore che aveva costruito un gruppo che lavorava da anni insieme, aveva ottenuto un terzo posto al Mondiale in Thailandia e un terzo posto in Croazia all’Europeo. Noi sentivamo che ad Anversa era il momento giusto per poter vincere, come poi é successo, abbiamo fatto un qualcosa di indescrivibile. Penso che a questa Nazionale non si poteva chiedere di più: è all’inizio di un percorso, con un allenatore bravo e giovane, che ha bisogno di tempo per lavorare e cercare di creare un gruppo vincente. Bisogna avere pazienza e dare fiducia a Samperi che comunque ha riportato l’Italia nelle prime otto d’Europa”.


- Spagna, Portogallo e Francia al top, tra le prime quattro c’è anche la Croazia: perchè il futsal italiano secondo te sta soffrendo questo complesso di inferiorità nei confronti di paesi che ai tempi di Anversa guardavamo dall’alto in basso?


“Diciamoci la verità: tra noi e la Spagna e il Portogallo c’è una netta differenza. Loro vivono questo sport da professionisti, noi qui no! C’è professionismo nelle strutture, negli staff, negli organici societari, qui siamo ancora lontani anni luce da loro, quindi non c’è nulla di cui sorprendersi. Se poi vogliamo far finta di nulla e non dire le cose come stanno… allora va bene così. La Francia ne è l’esempio. Quando io ero in Nazionale loro erano agli inizi, hanno investito nel modo giusto e guarda adesso i risultati? Sono passati dal non qualificarsi ad essere tra le prime quattro e sono in continua crescita! Quindi bisogna fare una riflessione seria. Dal 2014 ad oggi abbiamo investito nel modo giusto? Il nostro movimento è cresciuto? Io non penso, anzi…”.


Caro Massimo, come darti torto?