19/03/2026 11:45
Daniele Paolucci ha avuto un ruolo determinante nel successo della Sambenedettese Calcio a 5. La sua presenza in campo, la sua capacità di guidare i compagni hanno inciso eccome sul cammino della squadra vincitrice. Il capitano Giampiero Mindoli ha fatto spesso riferimento a lui (anche nella sua ultima intervista QUI), riconoscendo (come tutta la squadra) il suo peso nello spogliatoio e il suo ruolo da leader, anche senza una fascia al braccio. Una chiacchierata, quella con Daniele, che sa di pace, gioia, ma anche di nostalgia.
Vorrei iniziare l’intervista prendendo spunto dalle parole del tuo capitano: "Quest'anno la Samb aveva tre capitani, non ero solo: Daniele e Nico, il loro esempio vale come la fascia".
“Nella mia carriera ho fatto il capitano tante volte, per una questione di carisma che ti viene riconosciuto, legato poi al discorso anagrafico (classe ’84) e all’esperienza maggiore e diversa da tanti altri giovani: tutto ciò fa sì che tu abbia un equilibrio diverso nell’approcciare una stagione. Noi le risposte le abbiamo sempre date tramite l’esempio, questo credo sia un aspetto fondamentale, e la squadra evidentemente ha colto”.
Tu non sei nuovo a stagioni conclusesi con una promozione: questa che sapore ha?
“Ho vinto tanti campionati, però ognuno ha un sapore diverso, una soddisfazione diversa. Questa è bellissima, straordinaria, perché per me è un percorso partito tre anni fa quando sono arrivato qui, quando il presidente Collini mi ha chiamato e Giampiero mi ha spronato a venire a San Benedetto. Una società che, fin da subito, ha avuto l’ambizione di portare la città nel nazionale e per me, averlo fatto anche in età avanzata, è di un orgoglio notevole”.
C'è stato un momento in cui ti sei detto: ce l'abbiamo fatta?
“Con tutta onestà, dopo la vittoria col Mondolfo, che mi ha dato tranquillità. Nell’intervista fatta poco prima pensavo ci sarebbe stato da lottare fino all’ultimo secondo, perché le trasferte che dovevamo fare erano tutte insidiose. Ma, in cuor nostro, sapevamo che dopo il successo a San Michele fosse fatta, era solo questione di tempo”
Ti rivedremo in Serie B?
“Non ci voglio pensare. Voglio godermi il momento, perché è stata un’annata particolarmente impegnativa, stressante per tanti aspetti. Per quanto vorrei essere sempre dentro il campo, con la palla, a dare battaglia, c’è una carta d’identità che bussa, i miei figli crescono e vorrei esserci anche a casa. Mia moglie, in questi anni, mi ha sempre supportato, consentendomi di portare avanti questa passione, nonostante un impegno non banale, quindi devo mettermi a tavolino anche con lei per capire cosa fare.
Anche se, sapendo che manca sempre meno al mio addio, sento del malessere dentro di me, perché ora non ce la faccio a smettere, la mia mente è ancora da giocatore, non ho ambizione di fare l’allenatore o altro, mi piace solo stare in mezzo al campo, ovviamente da protagonista. Vorrei inoltre smettere in maniera autonoma, senza che altri lo facciano per me, anche perché così sarebbe ancora più brutto. Il campo dice che forse ancora qualcosa posso dare, ma devo vedere come conciliarlo con tutto il resto”.
Alice Mazzarini