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23/06/2022 10:38

Le motivazioni della CFA danno forza a Kakà e Pozzi. Ma ora la partita si giocherà al CGS del CONI

La dichiarazione di ammissibilità dei ricorsi è la conferma che l’iniziativa dei calciatori Kakà e Pozzi era del tutto legittima e andava nella direzione corretta. Ciò significa che i due giocatori avevano pieno titolo a opporsi alla determinazione del Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5 che ha introdotto la cosiddetta “riforma Bergamini”, che come è noto limita considerevolmente l’impiego dei calciatori “non formati” nei campionati nazionali di calcio a 5.


Mentre l’organo di primo grado, il Tribunale Federale Nazionale, sezione Disciplinare, aveva ritenuto non ammissibili le doglianze proposte dai calciatori Kakà e Pozzi, al contrario, la Corte Federale d’Appello, organo giudicante di secondo grado, nella propria articolata disamina, pur respingendo tali ricorsi, li ha ritenuti ammissibili. Nella sostanza, i ricorsi, pur rigettati nel merito, sono stati considerati proponibili e quindi possiamo parlare, senza ombra di dubbio, di un primo punto in favore dei calciatori ricorrenti.



LEGGI QUI IL COMUNICATO CON LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE FEDERALE D'APPELLO


La riforma, come è noto, era stata introdotta sulla base della considerazione, asserita dal Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5, che riferiva di una situazione statisticamente molto rilevante in favore dei calciatori non formati in Italia impiegati nei campionati nazionali apicali. Tali da giustificare l’urgenza di un provvedimento evidentemente limitativo che ha finito anche per sollevare perplessità sia nella forma che nei tempi di attuazione dello stesso da un consigliere (Zaccardi, n.d.c.) nella riunione del Consiglio Direttivo del 14 febbraio scorso, circostanza tra l’altro rilevata dalla stessa Corte Federale nelle motivazioni. 


Va rilevato che, proprio sulla questione dell’ammissibilità dei ricorsi proposti dai calciatori Kakà e Pozzi, si era concretizzato buona parte dello sforzo messo a punto dal collegio difensivo della Divisione Calcio a 5. La linea, infatti, era prevalentemente volta a conseguire nuovamente la declaratoria di inammissibilità dei ricorsi di Kakà e Pozzi, come già avvenuto in primo grado di giudizio. 


Due i principali ordini di ragioni a sostegno della tesi della Divisione Calcio a 5: la prima relativa alla mancata titolarità, in capo ai calciatori, di una posizione giuridica meritevole di tutela, che impedisse ai due giocatori di poter presentare ricorso; la seconda concernente la questione del corretto iter procedurale seguito. 


Nella sostanza, le principali argomentazioni addotte dal collegio difensivo della Divisione non erano di merito, ma atte a conseguire la conferma dell’inammissibilità dei ricorsi già statuita dal TFN. 


La Corte Federale, invece, in relazione al secondo punto, ha ritenuto del tutto coerente l’iter processuale seguito dall’avvocato Cozzone. In particolare, sono stati completamente superati i precedenti che l’avvocato Lubrano aveva richiamati. Mentre relativamente alla titolarità dei calciatori Kakà e Pozzi, gli stessi sono stati del tutto legittimati a proporre reclamo. 


E’ vero, poi, che relativamente alle questioni di merito, il giudicato è favorevole alla Divisione, perchè riconosce che, pur essendovi una compressione di diritti soggettivi dei calciatori appartenenti alla categoria dei non formati, opera comunque una discrezionalità tecnica da parte della Divisione stessa che ha indotto all’attuazione della nuova normativa. E’ altrettanto vero, però, che non è stato adeguatamente considerato il conflitto tra tale discrezionalità tecnica e quel complesso di diritti inviolabili della persona e del cittadino dell’Unione Europea, che risultano, allo stato, gravemente afflitti dalla discutibile determinazione assunta a febbraio dal Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5. 


Come naturale conseguenza, la vittoria della Divisione Calcio a 5 non è così netta come potrebbe apparire, al contrario potrebbe configurarsi come una affermazione del tutto parziale. Cosa accadrà infatti? E’ indubbio che la Divisione Calcio a 5 proseguirà dritta sulla propria strada, senza tenere nell’adeguata considerazione il fatto che si è arrivati alla conclusione del giudicato endofederale con il conseguimento di un risultato a favore striminzito, con la linea dei calciatori, in relazione all’ammissibilità dei loro ricorsi, totalmente confermata, sia in relazione al riconoscimento della titolarità delle posizioni meritevoli di tutela, che in relazione alle questioni procedurali. Addirittura è stata totalmente riconosciuta la posizione dei calciatori Kakà e Pozzi in relazione all’impugnazione fuori dei termini della normativa sullo status della formazione in Italia, in considerazione del fatto che tale normativa, al momento della sua introduzione non comprimeva in maniera significativa le posizioni soggettive dei calciatori. 


Kakà e Pozzi, quindi, hanno incassato un punto a loro favore, nel riconoscimento dell’ammissibilità dei loro ricorsi, e per converso il collegio difensivo della Divisione Calcio a 5 non è riuscito a far dichiarare nuovamente inammissibili i loro ricorsi. Ed anche in relazione alle motivazioni di merito, l’esito favorevole alla Divisione Calcio a 5 non pare così solido. Si tratta, pertanto, di una vittoria - eufemisticamente parlando - arrivata in “zona Cesarini” e su un campo favorevole, come quello rappresentato dagli organi di giustizia endofederali. 


Vedremo, quindi, davanti al Collegio di Garanzia del CONI, se l’unica motivazione che sin qui ha tenuto, ovvero la discrezionalità tecnica della Divisione Calcio a 5, verrà nuovamente confermata, oppure se verranno tenuti in più adeguata considerazione quei diritti fondamentali che sono stati completamente accantonati dalla determinazione assunta a febbraio dalla Divisione Calcio a 5.


Il rischio, reale, che si corre è quello di una stagione 2022/2023 all’insegna della carenza di credibilità. Che cosa accadrebbe al nostro futsal qualora Kakà e Pozzi dovessero vedersi riconosciute, dinanzi al Collegio di Garanzia del CONI, oppure successivamente dal TAR o ancora dal Consiglio di Stato, le proprie ragioni? Potremo veramente trovarci davanti a campionati divisi in due tronconi, con la prima fase disputata attenendosi alle norme vigenti e la seconda con nuove regole (sic!) designate dagli organi di giustizia?