06/04/2022 21:49
Giuseppe Mentasti è una sorta di enfant-prodige del futsal italiano. Fu un certo Roberto Menichelli a regalargli la benedizione azzurra portandolo nel team che conquistò il bronzo ai Mondiali thailandesi, apice di una carriera forse eccessivamente veloce ma nella quale la sua presenza ha lasciato traccia. Quella traccia che il capitano della Fortitudo è tornato ad alimentare in questa stagione entrando a far parte di uno dei gruppi di gioco più competitivi che la seconda divisione italiana abbia mai conosciuto e nel quale ha dimostrato di poter stare, ma anche di guidare ogni qual volta entra nel recinto di gara.
“Avevo un po’ smesso per questioni lavorative, riuscire a coniugare lavoro e sport ad alto livello per me è una soddisfazione incredibile”, è l’ammissione di Mentasti dopo aver festeggiato il trionfo della Fortitudo a Policoro.
“La Coppa era un obiettivo. Un obiettivo importante. Abbiamo dato fondo ad ogni energia in questi due giorni, abbiamo lasciato sul campo tutto ma ne è valsa la pena visto il risultato finale e la Coppa vinta. Sono contento per la squadra, per tutti i giocatori in campo, per il presidente che ha allestito veramente una formazione incredibile. Ma che è anche un bel gruppo con tante scelte. Una bella soddisfazione per tutti, davvero”.
Una soddisfazione che per poco l’Hellas non rovinava, rimontando dallo 0-4 al 3-4 spingendo col quinto di movimento. Alla fine, come si dice, tutto è bene quel che finisce bene…
“Le Final Eight sono così, il calcio a 5 ci dimostra che le partite non sono mai finite. Sul 4-0 sapevamo cosa dovevamo fare, abbiamo avuto diverse occasioni per chiuderla ma non ci siamo riusciti e allora abbiamo dovuto soffrire, ma così la vittoria è stata più bella. La mia partita? Diciamo che è stata condizionata dal cartellino giallo in panchina che non era per me, in quelle situazioni l’arbitro ammonisce il primo che sta in piedi”.