24/03/2026 18:06

Canicattì in continua crescita, Roccaro: "Abbiamo alzato l'asticella. Coppa? Esserci è un premio"

C’è qualcosa di magico nel rimbalzo controllato di un pallone a basso rimbalzo sul parquet di Canicattì. Non è solo sport; è la narrazione di una comunità che si ritrova attorno a un progetto. Guardando al cammino dell’Atletico Canicattì in questa stagione, il consuntivo parla chiaro: non sono solo i punti in classifica a definire il successo, ma la statura morale di un gruppo che ha saputo trasformare l’ambizione in professionalità. L’approdo in Coppa Italia non è un caso, ma l’approdo naturale di un viaggio fatto di sacrifici silenziosi e di una visione societaria solida. Oggi, l’Atletico non è più una sorpresa, ma una realtà che guarda alle Final Four con l’umiltà di chi sa di essere un "outsider", ma con la consapevolezza che nel futsal, come nella vita, nulla è già scritto.

Abbiamo incontrato l'architetto di questo gruppo, il direttore sportivo Calogero Roccaro, per tracciare un bilancio e proiettarci verso la sfida tricolore.

- Direttore Roccaro, se dovesse scegliere un’immagine per descrivere quanto fatto finora dall'Atletico Canicattì, quale userebbe?

"Sceglierei l’abbraccio nello spogliatoio dopo una vittoria sofferta. Quello spirito di squadra unico che vedete in campo non è costruito a tavolino, è autentico. Abbiamo lavorato duramente per creare un ambiente dove il "noi" prevale sempre sull' "io". Il consuntivo di questi mesi è estremamente positivo, non solo per i risultati, ma per la crescita umana di ogni singolo componente".

- In molti nell'ambiente parlano di una "professionalità mai vista" per questa categoria. Quanto ha inciso questo aspetto nel raggiungimento della Coppa Italia?

"Moltissimo. Abbiamo alzato l'asticella in ogni dettaglio: dagli allenamenti alla gestione del post-gara, fino alla cura dell’alimentazione e della comunicazione. La professionalità non è un traguardo, ma un metodo di lavoro quotidiano. I ragazzi hanno recepito questo messaggio e si comportano da veri professionisti, rispettando la maglia e la città. Questo rigore ci ha permesso di mantenere la rotta anche nei momenti di burrasca".

- Dietro una grande squadra c'è sempre una grande società. Qual è il peso del supporto dei vertici dell'Atletico?

"Senza la visione e il sostegno costante della società, nulla di tutto questo sarebbe possibile. Sentire la fiducia dei dirigenti, la loro presenza costante e la capacità di non metterci pressioni superflue, ci ha permesso di lavorare con serenità. È una sinergia totale: quando la società è solida, la squadra si sente protetta e può dare il 110%".

- Andate in Coppa Italia con l'etichetta di "outsider". Le dà fastidio o è uno stimolo in più?

"Essere definiti outsider ci regala quella leggerezza necessaria per fare l'impresa. Sappiamo di affrontare colossi con budget e rose diverse, ma il futsal ha una regola non scritta: è lo sport più imprevedibile del mondo. Una palla che scheggia il palo, una parata d’istinto, un secondo di distrazione... tutto può cambiare in un istante. Noi andremo lì per giocarcela a viso aperto, rispettando tutti ma senza paura di nessuno".

- Cosa si sente di dire ai tifosi che stanno seguendo con passione questo sogno?

"Di continuare a crederci insieme a noi. L’Atletico Canicattì è un patrimonio della città. La Coppa Italia è un premio per tutti: per i giocatori, per la società e per un pubblico che non ci ha mai fatto mancare il calore. Andremo a giocarci le nostre carte con il cuore, sapendo che rappresentiamo un’intera comunità".

Ufficio stampa Canicattì