03/07/2022 17:49
Bisognerà aspettare ancora qualche giorno per il battesimo del comunicato numero 1, nella sostanza il padre regolamentare della stagione sportiva 2022/2023. La Divisione Calcio a 5, con una nota sul proprio sito ufficiale, ha sostanzialmente ammesso che il varo dell’importante atto è stato posticipato.
“In attesa della definizione da parte della FIGC della richiesta presentata, per il tramite della LND, dalla Divisione Calcio a 5, relativamente alla riforma dei Campionati Nazionali di calcio a 5, si comunica che il Comunicato N°1 della Stagione Sportiva 2022/2023 sarà pubblicato successivamente alla definizione della predetta richiesta e al conseguente Comunicato N°1 della LND riferito alle competizioni di Calcio a 5”.
Ci domandiamo, alla luce delle ben note intenzioni della Divisione Calcio a 5 di procedere con la riorganizzazione dei campionati nazionali a causa dell’introduzione della Serie A2 Elite che vedrà la sua nascita il primo luglio 2023, per quale motivo si sia dovuti arrivare lunghi nelle tempistiche ma, soprattutto, perchè la Divisione Calcio a 5 debba sempre sottostare all’approvazione del quarto piano o della FIGC quando esiste persino un articolo statutario che assegna a piazzale Flaminio autonomia di carattere organizzativa?
I TESTI FEDERALI - Questo recita lo Statuto della FIGC al punto 3 dell’articolo 10: “…La Divisione calcio a cinque e la Divisione calcio femminile hanno autonomia organizzativa, sono dotate di organi direttivi di natura elettiva ed esercitano le funzioni amministrative e di gestione delegate dalla LND…”.
Analoghi poteri vengono conferiti dall’articolo 20 (ex 18) del regolamento della Lega Nazionale Dilettanti, che al punto 1 recita così:
“La Divisione Calcio a Cinque è dotata di autonomia organizzativa ed esercita le funzioni amministrative e di gestione delegate dalla L.N.D. In ogni caso, la F.I.G.C. e la L.N.D. favoriscono e riconoscono alla Divisione Calcio a Cinque l’autonomo reperimento di risorse finanziarie e di contributi finalizzati al sostegno delle proprie attività, con vincolo di destinazione di tali risorse e contributi alla medesima Divisione”.
Volendo prescindere da questi aspetti normativi chiediamo: ma era necessario aspettare l’ultimo momento (ammesso che il tutto sia stato inviato a LND e FIGC anche da diverso tempo) per sottoporre il progetto di riforma col rischio, com’è accaduto, che le società debbano ancora aspettare per capire come funzioneranno le cose in questa nuova stagione?
E anche un’altra domanda viene spontaneo formulare: gli estensori del comunicato numero 1 hanno tenuto conto che in corso d’opera, qualora il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI desse ragione a Kakà e Pozzi, le regole per la partecipazione al gioco cambierebbero e potrebbero venirne chiesta la rimodulazione? E questo magari prima dell’inizio dei campionati nazionali 2022/2023 anche nel caso il Consiglio Direttivo si dimostri partecipativo ed accolga la richiesta di aumentare di una unità il numero dei giocatori da inserire nella lista dei partecipanti alle gare?