09/10/2026 18:00
La carta d'identità recita 43 anni, ma il vizio del gol Rudy Basso non l'ha affatto perso, nemmeno quando ora che le primavere alle spalle sono diverse e si è ritrovato a fronteggiare una competizione nazionale segnando il primo gol fuori dalla "giurisdizione" del futsal regionale veneto. Mercoledì scorso infatti, nel derby trevigiano che il Conegliano Montello ha vinto ai rigori nel secondo turno di Coppa Divisione eliminando il Montegrappa militante in Serie A2 Élite, la copertina se l'è presa soprattutto il pivot che del Futsal Montello ne era stato un punto di riferimento nei primi anni di vita, calciando e trasformando il tiro da dischetto decisivo (foto in gallery) dopo la grande rimonta da 1-4 a 4-4. Lo stesso Basso, alla vigilia di un'altra sfida importante come quella di domani con l'Atletico Sestu nella seconda giornata di Serie B, riavvolge innanzitutto il nastro della serata magica di mercoledì.
- Avete eliminato il Montegrappa. Prima di tutto dicci: quanto pesava quel pallone all'ultimo rigore? E realizzare il tiro decisivo possiamo inserirla tra le emozioni più belle che si possano provare in carriera?
"Sì, abbiamo eliminato una squadra molto attrezzata, ma soprattutto una squadra che milita in Serie A2 Élite, quindi ben due categorie sopra di noi. Già per questo era una sfida tutt’altro che semplice. Noi, inoltre, abbiamo fatto un po’ di turnover anche in vista della sfida di sabato in casa, dopo il passo falso della settimana scorsa. Sapevamo quindi perfettamente che, per tener testa a loro e avere la possibilità di passare il turno, avremmo dovuto fare una prestazione eccellente. E alla fine ce l’abbiamo fatta, anche grazie a quel gol che ho voluto fortemente segnare. Quel rigore, però, per me pesava davvero tanto, per diversi motivi. Prima di tutto, durante il riscaldamento avevo avvertito nuovamente un problema e una certa instabilità al solito ginocchio sinistro. Sapevo quindi che non avrei calciato nelle condizioni fisiche ideali e al cento per cento delle mie possibilità. Poi c’era il fatto che sarebbe stato il mio primo gol in una competizione nazionale. Inoltre, in quel momento, c’erano tantissime persone che mi stavano filmando e fotografando: inevitabilmente sentivo una certa pressione. E poi c’era un altro motivo, forse quello più personale: se avessi segnato, sarebbe stato il mio trentesimo rigore in gare ufficiali. Avevo infatti un obiettivo che mi ero prefissato da tempo: arrivare al mio record personale di 30 rigori segnati su 30 e non credo moltissimi altri siano riusciti a far di meglio. Ma soprattutto volevo dimostrare a me stesso qualcosa. Volevo dimostrarmi che, nonostante l’età e gli infortuni, se continui a credere in te stesso puoi ancora raggiungere gli obiettivi che ti poni. Volevo capire se ero ancora quel giocatore cinico, freddo e con la personalità necessaria per calciare un rigore così importante, magari proprio quando altri avrebbero avuto paura di prendersi quella responsabilità. E quando ho appoggiato la palla sul dischetto, è successo qualcosa dentro di me: ero talmente deciso a segnare che tutte le ansie e le preoccupazioni di quel momento sono completamente svanite. Ero concentrato soltanto su un pensiero: con quel gol potevo trascinare la mia squadra al turno successivo. Ero così convinto che avrei segnato che, ripensandoci oggi, quasi mi viene da definirmi incosciente per averlo pensato con quella sicurezza. Poi è arrivato il momento della rincorsa. Ho aspettato fino all’ultimo istante per capire se il portiere si sarebbe spostato da una parte o dall’altra. In una frazione di secondo ho scelto l’angolo opposto: lui a destra, io ho calciato alla sua sinistra spiazzandolo. È stata un’emozione indescrivibile, una di quelle che mi ero promesso di vivere fin dal momento in cui il Conegliano Montello mi ha chiamato per tornare a far parte di questa famiglia. Quando sono rientrato avevo detto e promesso ai dirigenti che avrei dato tutto me stesso per onorare nuovamente questa maglia. E mercoledì sera credo di aver mantenuto quella promessa nel modo più bello possibile. Questa maglia, tra l’altro, sono sicuro che in futuro continuerò a portarla cucita addosso, anche se magari con un ruolo diverso, da dirigente. A Nervesa e ai suoi tifosi devo davvero tanto. Mi hanno accolto come un figlio adottivo e, per questo, ogni volta che scendo in campo con questa maglia sento di avere qualcosa in più da dare".
- Cosa ha fatto la differenza nella rimonta di Coppa? E quali segnali positivi vi torneranno utili per la prima di campionato in casa con l'Atletico Sestu?
"La differenza l’ha fatta la consapevolezza della nostra forza. Quasi tutti noi, a partire da me, abbiamo avuto un passato in quella squadra, quando si chiamava ancora Altamarca. E credo che, quando si affronta una ex squadra, ci sia sempre una motivazione ulteriore, che va oltre le amicizie, le simpatie e le affiliazioni. Io ho sempre simpatizzato per loro e continuerò a farlo. Stimo i giocatori, i dirigenti, il mister e il presidente. Purtroppo, però, in questa occasione dovevamo mettere da parte i sentimenti e affrontare la partita a viso aperto. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto. Quando abbiamo segnato il secondo gol, abbiamo acquisito la consapevolezza di essere all’altezza e di poter difendere in casa una vittoria contro una squadra così forte. Siamo riusciti a raggiungere il pareggio rischiando il tutto per tutto con il quinto di movimento fino al 4-4 e poi sappiamo tutti com’è andata, ossia alla fine ho chiuso io la partita".
- Parlando sempre di te, quali sono le tue impressioni dopo questo primo periodo nel progetto del Conegliano Montello?
"Le mie prime impressioni in questo primo periodo sono ovviamente molto positive. A parte qualche piccolo scivolone iniziale, che può capitare a qualsiasi squadra, ho trovato una dirigenza sempre presente, disponibile e attenta a ogni nostra esigenza. Abbiamo poi un mister molto preparato, che non lascia davvero nulla al caso. Basterebbe venire a vedere come cura ogni minimo particolare: dagli allenamenti al riscaldamento prepartita, fino alla gestione della partita stessa. Si vede che dietro ogni scelta c’è preparazione, attenzione e un’idea ben precisa. Anche la rosa è sicuramente di tutto rispetto. Abbiamo giocatori di grande esperienza, con nomi importanti che hanno già affrontato categorie nazionali, ma anche giovani che, nonostante l’età, hanno già maturato esperienze importanti e che quindi sono tutt’altro che inesperti. Poi ci sono io, che per una serie di infortuni non avevo mai avuto l’opportunità di giocare a livello nazionale. Questo, però, non significa che mi mancasse un bagaglio sportivo importante: nei campionati regionali, infatti, ho praticamente affrontato e vinto quasi tutto quello che c’era da vincere. A livello personale, con il titolo di capocannoniere, e a livello di squadra, conquistando campionati, coppe e supercoppe. Ma credo che la nostra vera forza sia un’altra: siamo una squadra molto unita, soprattutto all’interno dello spogliatoio. E su questo aspetto, personalmente, credo di poter dare tanto. Mi piace creare gruppo, trasmettere entusiasmo, esperienza e soprattutto quella mentalità che serve per affrontare una stagione lunga. Perché, con il tempo, ho imparato una cosa: le partite, i campionati e i trofei, prima ancora di vincerli in campo, si iniziano a vincere nello spogliatoio".
l.m.