15/08/2023 17:42
L’amico Marco Bramucci resterà deluso. Lo sappiamo. Si aspettava una tregua per Ferragosto, ma ahinoi… non è così. Certo, mica ci siamo messi in testa di trascorrere questi giorni di (virtuale) relax ad escogitare come andare a svegliare il can che dorme, ma dopo aver parlato dell’iniziativa delle società di Serie A di spingersi a chiedere alla Divisione Calcio a 5 la conferma dei 4 “non formati”, in essere in questa stagione, anche per quella ventura, sottolineando come l’articolo 19 del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti dia forza a questa volontà, è proprio partendo da questo principio, che esiste sulla carta ma chissà perchè non viene applicato, che vogliamo cercare di scuotere le coscienze del futsal, un po’ a tutti i livelli. Sia di coloro che lo costituiscono - ovvero le società - sia di coloro che lo rappresentano e che, secondo il nostro punto di vista, non esercitano le loro funzioni nel pieno delle opportunità che le norme in vigore consegnano alla Divisione Calcio a 5 e ai loro componenti.
In verità, i regolamenti attualmente in corso, assegnano alla Divisione Calcio a 5 autonomia sia gestionale che organizzativa: lo dispone, in primis, l’articolo 10 comma 3 dello Statuto della FIGC, la cui ultima versione è stata deliberata (è la numero 404) e votata dalla Giunta Nazionale del CONI il 2 dicembre 2020. Autonomia che viene ribadita dall’articolo 19 dello Statuto della Lega Nazionale Dilettanti oltre che dall’articolo 20 del Regolamento della stessa LND. Che all’articolo 19, però, recita le parole chiave di quello che è il principio del nostro ragionamento: “La Divisione Calcio a Cinque, che ha sede in Roma, è formata dalle Società disputanti i Campionati nazionali e dai Responsabili regionali”. Ma su questo aspetto torneremo in un secondo tempo. Quello che adesso preme maggiormente è capire in che cosa, secondo noi, debba consistere l’esercizio dell’autonomia in campo organizzativo.
AUTONOMIA… ‘NI’ - La potremmo definire un’autonomia controllata e limitata? Si e l’influenza della LND si manifesta proprio in occasione delle decisioni da assumere per l’articolazione dell’attività, andando a costituire un vincolo capace di tarpare qualsiasi iniziativa prodromica a innovazioni di carattere soprattutto strutturale e tecnico-normative. Di cosa parliamo nello specifico? Il caso, che si ripete in maniera sistematica ogni stagione, è certamente la determinazione delle società iscritte ai campionati nazionali decisa dal Consiglio della LND, che senza ombra di dubbio va in conflitto con il potere autonomistico riconosciuto alla Divisione Calcio a 5 dal regolamento della stessa Lega Dilettanti (leggi all'articolo 20). Per arrivare anche alle negazioni arrivate dal quarto piano sulla possibilità di partecipazione delle Squadre B ai campionati non solo nazionali ma anche regionali.
Ci domandiamo: se la Divisione può considerarsi autonoma nell’organizzazione della propria attività, per quale motivo non può esercitare questa autonomia dovendosi sistematicamente rapportare con la LND? E perchè i componenti del Consiglio Direttivo, che sono pienamente consapevoli delle facoltà da poter esercitare sul piano decisionale, non riescono a farsi promotori di quelle iniziative che possono favorire le progettualità delle società che rappresentano e, comunque, decidere di 'sponte propria' sulla pianificazione dell’attività agonistica nazionale del futsal?
RIFORME SENZA CONFRONTO - Inevitabile sfociare col discorso sulla questione delle riforme che hanno caratterizzato il biennio della governance Bergamini. Quella della partecipazione al gioco, partorita senza calcolare le problematiche che avrebbe innescato in relazione soprattutto alle ristrette tempistiche di attuazione, doveva essere supportata (e non lo è stata) da un programma parallelo che avrebbe dovuto immediatamente consentire ai club, usciti tartassati sul piano tecnico, di disporre del ricambio idoneo per non subire gli effetti riduttivi riflettutisi sulla competitività e prodotti dall’inserimento negli organici di giocatori “formati” non apparsi all’altezza dei “non formati” tagliati dalla riforma. Di conseguenza, non è stata valutata a fondo la carenza nelle scelte dei giovani di livello legate in maniera imprescindibile allo sviluppo dell’attività minore, che chiaramente avrebbero permesso di arrivare ad ottenere i primi risultati non prima di alcuni anni dall’entrata in vigore della riforma stessa: la dimostrazione è visibile nel ridotto impiego di giocatori in fascia di età Under 19, relegati a ruoli marginali nell’ambito delle scelte tecniche.
Ma la cosa alla quale non riusciamo a credere è la mancata volontà di attivare percorsi di sostegno alle necessità delle prime squadre, in particolare dei campionati apicali, le quali, al di là delle obbligatorietà imposte in tema di attività giovanile, non hanno potuto mettere in campo quelle formazioni che abbracciavano l’arco tra i 19 e i 23 anni che proprio il presidente Bergamini aveva chiaramente indicato, sin dai tempi della campagna elettorale, come i serbatoi ideali per il sostenimento delle prime squadre, permettendo anche di abbracciare i tanti esodati del calcio che avrebbero trovato nel futsal una naturale ricollocazione, e anche con eccellenti prospettive di crescita.
Perchè, allora, nonostante l’autonomia, la Divisione continua ad essere succube delle scelte e delle decisioni che arrivano dal quarto piano? Perchè ogni volta che si deve lavorare in funzione di innovazioni organizzative o modifiche strutturali, non si decide per conto proprio evitando di incassare quelle bocciature, come nel caso proprio delle Squadre B, che si identificano in sconfitte senza appello per il nostro movimento, incapace così di produrre interventi di miglioramento in favore delle sue componenti di gioco?
L’ARTICOLO 19 LA BASE DEL CAMBIAMENTO - A questo punto, più che mai, deve entrare in gioco il concetto dettato dal sopra citato articolo 19 del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti, che riconosce il ruolo fondante delle società militanti nei campionati nazionali, pur individuando nel Consiglio Direttivo eletto dalle società (che deve tuttavia attenersi agli indirizzi generali fissati stagionalmente dal Consiglio di Lega) l’organo funzionale all’organizzazione dell’attività agonistica. Un concetto che non può essere assolutamente valutato come elemento di circostanza, ma deve infondere in tutti i club la consapevolezza che il destino del futsal è solo nelle mani di chi lo pratica. E qui torna prepotentemente in causa l’iniziativa delle società di Serie A, che hanno fatto quadrato chiedendo all’unanimità l’attuazione di alcuni interventi normativi e regolamentari già da questa stagione sportiva.
Le regole parlano di doveri e obblighi da rispettare, ma anche di diritti che le società possono esercitare, come quello di potersi organizzare nelle consulte di cui si fa riferimento nel punto f comma 9 dell’articolo 20 sempre del Regolamento della LND, organismi che, testualmente, sono composti “da dirigenti di società designati ogni biennio dal Consiglio Direttivo”, ossia “un organismo di studio e di consulenza per i problemi attinenti l’attività svolta dalla Divisione”. Le ultime tracce delle consulte risalgono ai tempi della presidenza Tonelli: poi nulla più. Eppure stiamo parlando di strumenti che permetterebbero alle società di poter partecipare attivamente alla vita istituzionale, nel pieno rispetto di questo garantisce l’articolo 19: ma nulla di tutto questo, da due legislature, sta accadendo. Anzi, progressivamente le società sono state relegate ai margini, il loro ruolo minimizzato e la loro voce praticamente azzerata, come è stato testimoniato proprio dalle modalità di attuazione della Riforma Bergamini, letteralmente propinata senza passare per un preliminare percorso di studio condiviso con i club di tutte le categorie.
SERIE A, E’ LA SVOLTA? Il fatto che le società di Serie A abbiano raggiunto un consenso plenario sulle iniziative da presentare sul tavolo del Consiglio Direttivo, va considerato la pietra angolare di una nuova lettura dei ruoli nella gestione degli affari di carattere organizzativo e tecnico-strutturali che si vivono nel Palazzo, oltre che delle regole della partecipazione al gioco dei tesserati (sulle quali a suo tempo ricoprivano un ruolo altamente propositivo proprio le consulte). Le iniziative messe in atto dalla Divisione Calcio a 5 nel corso dell’attuale legislatura non hanno portato alcuno degli auspicati benefici ai club del nazionale, per la maggior parte dei quali le scelte di piazzale Flaminio si sono tradotte in problemi più o meno marcati e in certificati aumenti dei costi di gestione dell’attività per i motivi che abbiamo più volte esposto da queste colonne.
E’ arrivato il momento di cominciare a invertire il trend, ponendo l’appuntamento elettorale che si presenterà al termine del quadriennio olimpico, come il dichiarato punto di svolta per imprimere il cambio di marcia determinante per la conduzione della nostra disciplina, significando gli errori che hanno pesato sulle scelte e le decisioni alle quali sono state obbligate le società in questi due ultimi anni, partendo in primis dall’entrata in vigore della riforma dei “formati” e dei campionati (con il considerevole recente aumento dei costi di iscrizione e partecipazione) per arrivare alla mannaia della Riforma dello Sport i cui effetti passivi sulle economie di gestione si sarebbero dovuti ampiamente preventivare e conseguentemente attutire.
IL RUOLO CENTRALE DEI CLUB - Le società devono prendere in mano la guida del futsal e tornare ad occupare un ruolo centrale, concertandosi in maniera sinergica con i loro rappresentanti che avranno il solo dovere di lavorare e mettere in pratica le richieste della base, operando unicamente in funzione della crescita della disciplina e di un movimento che ha in mano carte pesanti da potersi giocare anche a importanti livelli istituzionali. Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, nel suo programma elettorale, aveva aperto le porte allo sviluppo del futsal di vertice in ambito FIGC ed è a quel traguardo che bisogna continuare a guardare per dare al nostro sport la rilevanza che merita e l’importanza che ha dimostrato di avere nel corso dei suoi primi quarant’anni di vita, uscendo definitivamente fuori dalla sfera di controllo della Lega Nazionale Dilettanti.
Ma sia ben chiaro che coloro i quali dovranno prodigarsi per cambiare le sorti del futsal dovranno pensare a senso unico per il bene della disciplina e per la sua definitiva collocazione in un panorama sportivo nazionale nel quale il pallone a rimbalzo controllato può fare, e con assoluta dignità, la sua parte. Le società devono essere pronte per un nuovo ciclo, quello in cui saranno tutte chiamate a riscrivere la storia della nostra disciplina.