23/06/2026 11:00

Chemiba, la gioia per la promozione in B di patron Zenobi: "Una scalata lunga e indimenticabile"

Della Chemiba ho scritto di tutto e di più. Della Chemiba è stato detto di tutto e di più. La Chemiba, affiancata da un gentiluomo di nome tempo, ha zittito tutti, riportando la chiesa al centro del villaggio, i fatti al centro del campo. Una stagione, quella degli Sharks, iniziata il 12 settembre e terminata il 20 giugno, in mezzo 47 incontri (tra coppa, campionato e playoff). 47 gare nel corpo e nella mente. 47 sfide che hanno permesso agli Sharks di vincere una Coppa Italia regionale, laurearsi vice campioni di Coppa Italia nazionale, vincere i playoff marchigiani poi quelli nazionali.

La Chemiba, dopo 47 sfide, con se stessa e con gli altri, ha trionfato, ricevendo in dono (dopo due stagioni di lontananza) un graditissimo lasciapassare per la Serie B nazionale. Ci sono volute dosi inimmaginabili di perseveranza e autostima, di adattamento e flessibilità per arrivare fino a qui. E patron Andrea Zenobi lo sa bene.


-Appena conquistata la promozione, qual è stato il primo pensiero che ti è venuto in mente guardando indietro a tutto il percorso fatto?

“Il primo pensiero è stato: “Ce l’abbiamo fatta!”. È stato un percorso lungo e tutt’altro che semplice. Abbiamo affrontato tante difficoltà e superato molti ostacoli, ma in quel momento ho pensato che tutto il lavoro svolto aveva finalmente trovato la sua ricompensa. Dopo due finali tra campionato e Coppa Italia questa promozione sentivo davvero che ce la meritavamo. È stato un viaggio fatto di sacrifici, obiettivi da inseguire, tantissime partite e un impegno costante da parte di tutti. Guardandomi indietro, la soddisfazione più grande è stata vedere premiato un cammino costruito giorno dopo giorno”.

 

-Quanto lavoro c’è stato dietro le quinte per raggiungere questo risultato?

“Il lavoro è stato enorme, sotto ogni punto di vista. Ci siamo allenati tre volte a settimana praticamente senza sosta da settembre fino a oggi; soltanto nell’ultima settimana, a causa del caldo, abbiamo dovuto ridurre il carico. Ma la parte più difficile non è stata quella fisica: è stata la gestione mentale ed emotiva di una stagione vissuta sempre sotto pressione.

Fin dall’inizio eravamo considerati i favoriti sulla carta e questo, invece di aiutarci, in alcuni momenti ci ha pesato tantissimo. Quando ci siamo resi conto che le cose non stavano andando come avremmo voluto, quella pressione ha iniziato a schiacciarci e spesso ci siamo ritrovati a cercare colpevoli invece che soluzioni. Le aspettative erano alte e il rischio di dividerci era concreto.

 

In una fase delicata della stagione, Maurizio (Buratti, n.d.r.) ha preso in mano la gestione della squadra. Per lui non è stato semplice: si è trovato a ricoprire il ruolo di tecnico in una situazione particolare, perché fino al giorno prima con molti ragazzi c’era un rapporto costruito negli anni, fatto di amicizia, confidenza e momenti condivisi anche fuori dal campo. Da un giorno all’altro ha dovuto assumere un ruolo diverso, che richiedeva autorevolezza, equilibrio e capacità decisionale. Non era una situazione facile da gestire, né per lui né per il gruppo.

Successivamente abbiamo cambiato anche guida tecnica, ma neppure quella scelta ha prodotto immediatamente i risultati sperati. Questa squadra è composta da personalità molto forti: quando remano tutte nella stessa direzione diventano una forza incredibile, ma quando si dividono rischiano di logorarsi a vicenda. Il momento di svolta è arrivato con il ritorno di Buratti, affiancato da Claudio Alianello come vice allenatore e da Simone Petrone come preparatore dei portieri. In quel momento i ragazzi hanno capito che era arrivata l’ora di stringere i denti, mettere da parte l’io e pensare al noi. Da lì è avvenuta una selezione naturale: chi aveva una mentalità da squadra e da professionista ha continuato a credere nel progetto e ad andare avanti; chi invece pensava più al proprio percorso personale è rimasto indietro. È stato un passaggio difficile, ma fondamentale per costruire il gruppo che poi è riuscito a raggiungere questo straordinario traguardo”.

-Quale ruolo hanno avuto dirigenti, collaboratori e volontari in questa cavalcata vincente?

“Un ringraziamento speciale va ai dirigenti, ai collaboratori e a tutti i volontari. Negli ultimi mesi sono stati fondamentali: chi ha contribuito a creare un clima straordinario durante le partite, chi si è occupato della struttura, chi ha svolto ogni giorno compiti che possono sembrare piccoli, ma che in realtà sono indispensabili. Non ci siamo mai sentiti soli e questo supporto ha fatto una differenza enorme nel raggiungimento del nostro obiettivo”.

 

-Che cosa significa per il territorio e per i tifosi avere una squadra nel nazionale?

"Per il nostro territorio significa tantissimo. Cerreto è una realtà di poco più di 3.400 abitanti e riuscire a riportare una squadra a livello nazionale è qualcosa di straordinario. Quest’anno siamo riusciti a ospitare non solo le Finals Cup, ma anche le semifinali di Coppa Italia, portando visibilità e prestigio alla nostra comunità. Credo che come società abbiamo dato il massimo per rappresentare al meglio il territorio e regalare emozioni ai nostri tifosi. A volte ci chiediamo cosa avremmo potuto fare di più. Certo, magari vincere il campionato direttamente… ma così ci siamo goduti fino in fondo il fascino, la tensione e l’emozione di una scalata lunga e indimenticabile. E forse, alla fine, è stato ancora più bello così”.

Alice Mazzarini