25/06/2026 18:00

Chemiba, la Serie B passa dalle mani di Chiarizia: "Il tempo ha dato senso a tutto il lavoro fatto"

Il portiere della promozione. L’ultimo ostacolo tra gli avversari e la rete, protagonista di una stagione da incorniciare, culminata con il raggiungimento dell’obiettivo più ambito. Tra i protagonisti dell’ascesa della Chemiba in Paradiso c’è senza dubbio lui, il guardiano della porta, capace di trasformarsi o in un muro insuperabile o in una scheggia impazzita (ma efficace) con quei gol che non t’aspetti. Quando il clima si è fatto rovente, quando la posta in palio si è fatta più pesante, la sua personalità ha gettato le basi per guardare avanti.

- Arrivato a Cerreto d’Esi dopo un’ultima stagione a Senigallia (con l’Audax S. Angelo), dove di aspettative non ce n’erano più, ti sei ritrovato in un progetto ambizioso, dove la Serie B era l’unico faro da dover seguire, all’interno di una squadra data da chiunque favorita per la vittoria del campionato: qual è stato l’impatto?

“La società ha dichiarato le proprie intenzioni fin dal primo caffè bevuto insieme, senza mai nascondersi. Io ho accettato, sapendo bene che non sarebbe stato semplice: non c'era solo da vincere una coppa e conquistare la Serie B, ma prima bisognava costruire un gruppo vero dopo i tanti innesti e, soprattutto, riscattare le due precedenti stagioni sottotono. Per questo il primo impatto è stato particolare: tornare a vestire una nuova casacca dopo tanti anni è stata comunque una bella sensazione”.

- A un certo punto, mi par di capire, e passami il termine, c’erano troppi galli nel pollaio e pochi risultati in campo: come avete imparato a convivere?

“No, non ho mai pensato ci fossero troppi galli nel pollaio. C'erano tante personalità forti, questo sì, ma secondo me non sono state gestite nel migliore dei modi, soprattutto quando bisognava alzare l’asticella, nel periodo che ha preceduto la Coppa Italia regionale, dove sia tatticamente sia umanamente la gestione è stata mediocre, ben al di sotto della sufficienza. La situazione si è creata perché ognuno ha provato a trovare una soluzione, ma spesso, inconsciamente, ha finito per peggiorare le cose. Io per primo. La società è stata lucida e tempestiva, mettendo subito mano alla situazione dopo una partita disastrosa sotto tutti i punti di vista. Da lì in poi ci siamo guardati negli occhi, ci siamo detti le cose in faccia e qualcosa è cambiato. Piano piano ci siamo compattati sempre di più. I risultati degli ultimi tre mesi sono stati quasi all'altezza del valore reale di questa squadra, che secondo me ha ancora margini e non ha espresso fino in fondo tutto il proprio potenziale. Nei quaranta minuti effettivi, negli scontri diretti, non abbiamo perso contro nessuno. Abbiamo vinto nelle Marche, in Coppa Italia e nei playoff, poi contro Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto, e abbiamo pareggiato con la corazzata campana, che poi ci ha battuto ai supplementari nella finale di Coppa Italia. Questo la dice lunga sulle potenzialità che aveva questa squadra”.

- Se dovessi, come squadra, scegliere il punto più alto della stagione e quello più basso, quale sceglieresti?

“Il punto più basso lo abbiamo toccato sicuramente tra dicembre e gennaio, quando, al netto della vittoria della Coppa Marche, ci mancavano unione e compattezza. Il punto più alto, invece, lo metto sia all'inizio della stagione, per come la squadra aveva cominciato ad allenarsi forte, sia negli ultimi mesi, quando finalmente siamo diventati una squadra vera, anche perdendo qualche pezzo per strada. Ma questo fa parte del gioco”.

- Alla fine di un percorso così bello e sfiancante, non è banale ringraziare qualcuno, fosse solo anche te stesso…

“Il tempo ci ha dato ragione e ha dato senso a tutto il lavoro fatto. Sono veramente contento per Andrea Zenobi, Apo Thierry e per tutta la dirigenza, che ha speso anima e cuore senza mai voltarci le spalle. A tutti loro sarò sempre grato per questa annata. Per me resterà indelebile”.

Alice Mazzarini