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01/09/2026 18:45

Foglia si racconta ad Anteprima: "Tornare a Bologna scelta di vita. Sto bene, voglio vincere ancora"

La sua risata è contagiosa, ma è l'autoironia il suo vero punto di forza. Un dono prezioso con cui riesce a far emergere il suo lato migliore, unendo leggerezza e intelligenza. In un mondo in cui troppi si prendono sul serio, fai fatica a immaginare che, dall’altra parte del cellulare, ci sia l'unico italiano ad aver vinto il Futsal Awards, l’equivalente del Pallone d’Oro del calcio a 5. Adriano Augusto Foglia è ancora qui. Ha ancora fame. E ha scelto di nuovo il Bologna Futsal per saziare l’appetito.

- Come è andata l’estate?

“Bene, mi sono rilassato. Sono stato in Sicilia, poi sono tornato a casa, a Imola”.

- Immagino che, come tutti i giocatori, non vedevi l’ora di ricominciare?

“Sì, ho tanta voglia. In questi mesi sono stato un po’ triste, perché a marzo è finito il campionato e non c’erano partite da giocare”.

- Tu però non ti sei fermato?

“No, mi sono tenuto in forma andando in palestra. E sono dimagrito 15 chili (ride, soddisfatto, n.d.r.). Arrivato a questo punto, però gli allenamenti non li sopporto più, voglio iniziare a giocare (altra risata contagiosa, n.d.r.)”. 

- Quando pensavo alle domande da farti, me n’è venuta in mente subito una: tu che hai vissuto il futsal ad altissimo livello, quanto ti fa piacere vedere una società storica come il Bologna credere in questo sport? Ricordiamo che il Bologna è una delle poche società calcistiche italiane che ha deciso di investire nel futsal, disciplina inserita nelle attività del club, con prima squadra e settore giovanile...

“Provo tanto orgoglio. Il Bologna è una società storica, ha fatto grandi cose nel calcio a 11 e magari in futuro ne farà di grandi nel futsal. Sappiamo bene quanto questi due sport possano convivere e portare vantaggi ad ambo le parti. In Brasile, in Argentina, in Spagna il calcio a 5 è un punto di partenza per entrambe le discipline”.

- Perché hai deciso di ritornare a vestire i colori rossoblù? (Adriano, dopo essere stato uno dei protagonisti della cavalcata vincente del Bologna in Serie D, e dopo un anno lontano dalla società felsinea, ha deciso di tornare sotto le Due Torri per la stagione 2026/27, n.d.r.).

“È stata anche una scelta di vita. Ho preso casa a Imola, ho due bimbi, conosco bene mister Carobbi…è stata una scelta facile per me”.

- Quindi non hai proprio intenzione di mollare il campo?

“La mia fortuna è che non ho mai avuto infortuni, punto ad arrivare in Serie A2. Poi chissà, cambiare ruolo, prendere il patentino da allenatore; quella del tecnico è un’esperienza che ho provato (lo scorso anno con l’Arcobaleno Ispica dove ha ricoperto il ruolo di giocatore-allenatore, n.d.r.), ma ancora mi piace giocare. E fare gol”. 

- Il Bologna arriva ai blocchi di partenza dopo aver conquistato, la scorsa annata, la salvezza in C2: che campionato ti aspetti? 

“La nostra è una squadra giovane, ma che ha iniziato insieme il percorso in Serie D. Ai giovani si sono aggiunti alcuni giocatori più esperti. Poi ci sono io, che alzo l’età della squadra (ride, n.d.r.). La difficoltà di questi campionati e che non sai in quale campo giocherai, se sarà un 40x20 oppure no; non sai chi ti troverai davanti, conosci tutto e tutti nel momento in cui arrivi al palazzetto. Sarà una bella sfida”.

- Qual è il tuo obiettivo stagionale?

“Vincere subito”.

- Ah, così lo dici? Di solito mi rispondono tutti “la salvezza prima possibile, poi si vedrà”… 

“Io invece voglio vincere subito, per me gli anni stanno finendo, non posso aspettare. Vorrei fare quella scalata che nessun giocatore ha mai fatto, ovvero dalla Serie D all’A2, no ho mai vinto C2 e C1”. 

- Come sta il calcio a 5 oggi? 

“È peggiorato. Non c’è più il livello di una volta. Ci sono società che hanno speso troppi soldi per poi sparire, ci sono regole che secondo me non sono giuste. Basta vedere i risultati della Nazionale che non si qualifica a un Mondiale da tanto tempo. Io sono arrivato nel 1999, c’è stato il boom fino al 2010 poi il calcio a 5 si è fermato, anche se penso sia normale, fa parte dei cicli dello sport”.

- Dove pensi si possa migliorare per ricominciare a salire?

“In Brasile tutte le società iniziano con la Scuola Calcio per poi far giocare i ragazzi sia a calcio a 11 che a 5. Gli allenatori fanno i corsi, i dirigenti fanno i corsi, i presidenti sono seri, ovvero non promettono per poi non mantenere la parola appena perdi qualche partita. Tutto questo, negli anni, ha fatto la differenza. Ora sembra che qualcosa stia cambiando e i giocatori, invece di andare a giocare fuori, scelgono l’Italia. È arrivato Guitta al Napoli, un portiere formidabile; l’L84 ha puntato su Barbieri, le cose stanno un po’ cambiando… anche se le quattro squadre più forti della Serie A hanno tutte portieri stranieri”.

- Hai vinto tantissimo e sei stato anche eletto miglior giocatore al mondo nel 2003. Cosa significa oggi, per te, mettere la tua esperienza al servizio dei ragazzi? 

“Significa prendersi cura di questi ragazzi”.

- In che modo? Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi giovani compagni di squadra?

“Sacrificio, umiltà e voglia di imparare. Queste cose qui sono fondamentali. Non devono mai credere di essere arrivati. Io nella mia carriera ho avuto alti e bassi, perché a un certo punto pensavo di avercela fatta, non mi sono preso cura del mio corpo e non ho fatto quello che avrei dovuto”.

- Accanto a te non hai avuto qualcuno che ti indicasse la giusta via e che ti trattasse da persona normale e non da fuoriclasse?

“No. Nel 1999, quando sono arrivato in Italia, mia madre era già morta e non avevo nessun altro. Le difficoltà che ho incontrato non le ho saputo superare, a quell’epoca non avevo neanche un procuratore che si prendesse cura di me, e così mi sono lasciato trascinare dalla vita. L’unico rammarico è che avrei potuto fare molto di più. Se penso a Fortino, che ha più o meno la mia stessa età e gioca ancora in Serie A…da tempo però ormai ho fatto pace con me stesso, e sto bene dove sto”. 

- Qual è la cosa che, ogni mattina, ti fa dire: “Sì, ne vale ancora la pena”?

“Sono nato col pallone tra i piedi, non ho mai fatto altro nella vita che giocare a calcio a 5. Ora ho un bimbo di 6 anni, Gianluca, “malato” di pallone, voglio che mi veda giocare, voglio che mi veda fare gol per lui, voglio che conosca questo sport bellissimo, voglio che diventi un giocatore. Ed io voglio stargli accanto in questo percorso come nessuno è stato accanto a me”.

Alice Mazzarini


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