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11/05/2022 13:37

Cresce il consenso per il futsal rosa. Ma non è tutt'oro quel che luccica: i numeri fanno riflettere

Ci è capitato di leggere un articolo, nel quale si pensa più alla forma che alla sostanza, di un’autentica ovazione per i risultati di gradimento ottenuti quest’anno dall’attività femminile. Premettiamo subito una cosa: questa è una riflessione. Non vuole essere né una disamina polemica né, tanto meno, un atto di accusa. Niente di tutto questo. Però è stato proprio quel testo ai limiti del propagandistico a indurci a guardare con attenzione a quello che accade dietro le quinte del “fenomeno rosa” senza fermarci all’apparenza di facciata: e se il futsal femminile ha raccolto, diciamo anche noi giustamente, il pressochè totale apprezzamento del popolo del pallone a rimbalzo controllato, questo non vuol dire che sia realmente tutto oro quel che luccica. Anzi, per quello che abbiamo potuto riscontrare, siamo sicuri che nel futsal femminile non vada proprio tutto rose e fiori. Anzi.


E sono stati i dati che sono venuti fuori dopo esserci attenzionati all’argomento, che lasciano ampi margini di riflessione. Siccome siamo un po’ tutti mossi dalla curiosità, davanti a queste circostanze di valutazione abbiamo pensato che sarebbe stato meglio cercare di capirci qualcosa di più e prendendo spunto dal testo del verbale della riunione del Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5 del 14 febbraio scorso (LEGGI QUI) abbiamo voluto provare a dare delle risposte partendo dalle stesse criticità che per prime il presidente Bergamini aveva rilevato “numericamente” in quella circostanza, al maschile. Ovviamente cambiano i parametri presi in considerazione (non parliamo di impiego, in questo caso, di giocatrici), ma i dati ricavati non lasciano aloni di dubbio e… altro che sinfonie glorificatrici. 


LE COMPARAZIONI - Due i periodi presi a riferimento. Quelli dalla stagione 1992/1993 alla stagione 2010/2011 e quella dalla stagione 2011/2012 ad oggi. Perché questa suddivisione? Perché il primo periodo riguarda l’assegnazione dello scudetto femminile attraverso una fase finale nazionale, solitamente in campo neutro, alla quale prendevano parte le società provenienti dalle singole “eliminatorie” regionali; mentre il secondo parte dalla stagione in cui è stato introdotto il campionato di Serie A con la formula del doppio girone che è poi successivamente mutata, passando attraverso la formula a tre gironi, in quella attuale a girone unico.


Complessivamente in campo femminile, dalla stagione 1992/1993 (parafrasando così il totale delle annualità contemplate anche per il maschile) ad oggi sono stati assegnati 27 scudetti, 18 nel primo periodo e 9 nel secondo, quello attuale. I 27 titoli sono stati vinti da 17 squadre diverse, 7 delle quali nel secondo periodo. Prendendo a riferimento l’ultimo decennio ed escludendo la stagione 2019/2020 in cui lo scudetto non venne assegnato per lo scoppio della pandemia, solamente una società è rimasta in attività tra quelle che hanno vinto il titolo, ossia il Montesilvano (oggi Pescara Femminile, ma ha conservato la medesima matricola dello scudetto), che risulta anche essere una delle sole tre società (le altre sono Real Statte e Kick Off) che hanno sempre partecipato al campionato di Serie A dalla sua istituzione undici anni fa. Delle sette vincitrici del tricolore, ben sei (Pro Reggina, AZ Gold, Lazio Femminile, Ternana, Olimpus e Salinis) non disputano più campionati nazionali oppure hanno cessato l’attività.


Se però parliamo di tutto lo storico rosa, ossia partendo dalla stagione 1992/1993, fermo restando che bisognerebbe stabilire un criterio per determinare quali squadre non più in attività si possono considerare alla stregua di quelle “di Serie A” (si potrebbero, ad esempio, conteggiare quelle che hanno partecipato annualmente alle fasi finali nazionali, ma bisognerebbe fare una ricerca decisamente più approfondita), delle 17 squadre che hanno vinto lo scudetto nel primo trentennio, solamente una, il Real Statte, ha conservato la medesima matricola, e aggiungiamoci anche il Montesilvano, che comunque è passato attraverso una serie di variazioni di denominazione societaria fino all’attuale Futsal Pescara Femminile.


Ma non solo. Allargando il campo e prendendo come “banca dati” di riferimento Wikipedia, che ovviamente ha confermato la nostra ricostruzione (LEGGI QUI), sono venuti fuori numeri che quanto meno devono far, appunto, riflettere in piazzale Flaminio (e dietro qualche scrivania).


Sono state 86, come si rileva dall’enciclopedia virtuale (a noi ne risultano in verità 88, sei delle quali hanno successivamente cambiato denominazione), le squadre che dalla stagione 2011/2012 hanno partecipato al campionato di Serie A femminile, che nel biennio 2014/2016 ricordiamo avere assunto la denominazione “Elite”. Ebbene, le società che, per un motivo o per un altro hanno cessato l’attività, sono state ben 64 e possiamo anche fare l’elenco se si ha la pazienza di leggerlo! Poi, magari, nel frattempo qualcuna ha provato a ripartire dal campionato regionale di Serie C (vedi il “secondo” Breganze, che dopo il vuoto nel campionato 2013/2014 ritrova posto in Serie A, con una nuova denominazione, in quella successiva per rimanerci fino alla stagione 2018/2019).


A questo punto ci domandiamo, e crediamo in maniera lecita, perché vengono minimizzati gli effetti di quello che accade nel futsal femminile, usando toni in pompa magna quando i numeri elencati lasciano letteralmente allibiti? Perché dire che va tutto bene senza accorgersi di tutto quello che ci si è lasciati alle spalle? Domande sulle quali meditare. Noi ci fermiamo qui, senza neanche abbozzare ipotesi di risposte, perchè questa è una riflessione, non un atto di accusa né una disamina polemica. Forse potremmo dire che i club che hanno cessato l’attività si sono trovati di fronte a costi di gestione, sia di carattere amministrativo che strutturale e organizzativo, evidentemente sottodimensionati. Magari non tutti, magari qualcuno ha ragionevolmente pensato di fare ben passo indietro come fece proprio il “primo” Breganze. Però c’è evidentemente qualcosa che non quadra e una soluzione bisogna trovarla, e la Divisione deve impegnarsi - di concerto con i club - a trovare le soluzioni idonee, per assicurare la continuità storica delle società e, in questo senso, fortificare i margini di sviluppo di questa branca della nostra disciplina. Che non scopriamo certamente adesso.


Ma per cortesia, i Dei lasciateli alla mitologia. 


cas.