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29/04/2026 17:02

Pordenone, Marko Hrvatin ai saluti dopo cinque stagioni: "Lascio una squadra che ora fa paura"

Si chiude un capitolo, a Pordenone, dove le strade del tecnico Marko Hrvatin e del club neroverde si separano. Un capitolo lungo 5 stagioni e 147 panchine, con due promozioni, un campionato vinto e una finale play-off per la massima serie persa solamente ai calci di rigore. Insomma, non una storia qualunque, ma una di quelle che lasciano il segno, e per la quale la società non può che rivolgere all’allenatore i suoi più sentiti ringraziamenti.

Impossibile, inoltre, chiuderla senza riavvolgere un’ultima volta il nastro, ripercorrendola col diretto interessato.

"È partito tutto con un simpatico messaggio a Rok, quando ancora allenavo il Bronx in Slovenia — ricorda il tecnico —, e che lui ha girato al grandissimo “pres” Onofri. Avevo scritto: “Quando volete vincere, chiamami”, senza pensarci troppo".

Un biglietto da visita chiaro e diretto.

"Come mi avete conosciuto, mi piacciono le sfide, e per me questa avventura era una sfida, una sfida particolare per un giovane mister. E posso dire senza problemi che alla fine l'ho vinta. Insieme con grandi persone in società e staff, e grandissimi giocatori, ai quali posso dire solamente grazie, in questi 5 anni insieme abbiamo portato il Pordenone al vertice dell'Élite, a un passo, o come dico io, a un rigore dalla Serie A".

E proprio quello, sottolinea Hrvatin, rappresenta il punto più alto della sua avventura neroverde.

"Per me rimarrà per sempre il momento più esaltante e allo stesso tempo anche il più difficile nella mia carriera da allenatore. La vittoria del campionato di serie B la reputo solamente una tappa del percorso: la nostra mentalità in campo non aveva concorrenza quell’anno; se dicessi diversamente, direi una bugia".

Qualche rimpianto?

"Come tutti gli allenatori, anche io di sicuro ho sbagliato qualcosa in questi 5 anni — ammette il tecnico —, e per questo qualche piccolo rimpianto c'è sempre, come la sconfitta in Coppa Italia contro l'Itria il primo anno, quando potevamo fare di più. Lo so che il “pres” teneva particolarmente alla Coppa, e io volevo regalargliela".

Tanti i giocatori e i componenti dello staff che si sono avvicendati: tutti, in qualche modo, hanno lasciato il segno.

"Pordenone è un bell’ambiente — sintetizza Hrvatin —: tutti insieme eravamo come una famiglia. Quindi posso spendere solo bellissime parole per questa società e questi ragazzi. Se devo scegliere una persona dello staff e una tra i giocatori con i quali ho legato di più sono senza dubbio Roberto Mikla e Matteo Grigolon, due ragazzi davvero speciali".

E poi gli avversari: filo da torcere, sì, ma anche rispetto e stima. E anche su questo Hrvatin non ha dubbi.

"La squadra che mi ha impressionato di più è stata sicuramente il Petrarca di Rafinha, mentre il tecnico che mi ha “comprato” con un gesto sì antisportivo, ma con cui si è vista tutta la furbizia di un vincente, è senza paragoni Danilo Lemma: per me un grande mister e un grande amico sportivo".

Cinque anni che hanno cambiato la storia dei neroverdi, ma che non hanno cambiato l’uomo dietro all’allenatore.

"Il vero Hrvatin è sempre lo stesso — taglia corto —. Un ragazzo umile dalla piccola Slovenia, che viene nella grande Italia e mette la faccia davanti a tutti facendosi rispettare da tutti. Questa è la mia vittoria più grande. E come ho imparato in Italia, l'eleganza e lo stile non dipendono dall’abito, ma dal modo di essere".

La squadra che lascia il prossimo anno affronterà per la quarta volta di fila la serie cadetta, dopo averla presa per mano nell’attuale quarta serie.

"Ho preso una squadra di giocatori che mi ha rispettato dal primo giorno in cui sono arrivato, ma che non era rispettata nel mondo del futsal come volevo io — rimarca —. Adesso posso dire senza problemi che lascio una squadra che fa paura, che è rispettata da tutti e che certo non è nella lista di quelle squadre che vuoi incontrare. Mi è servito del tempo, però credo che ci sono riuscito. Il futuro di questa squadra? Parlerà solamente il campo, e il tempo dirà chi aveva ragione. Quello che posso promettere io è che sarò spesso in tribuna a tifare per il Pordenone. Quanto al mio, chi vivrà, vedrà…".

Grazie, dunque, mister Hrvatin. E in bocca al lupo!

Ufficio stampa Pordenone



Foto: Roberto Pazienti