28 settembre, una data da cerchiare in rosso: i ricorsi di Kakà e Pozzi discussi dal CdG del CONI

Mercoledì 28 settembre potrebbe essere un giorno epocale per il futsal italiano, quello che potrebbe riportare la nostra disciplina nei binari dai quali è uscita dopo la decisione della governance Bergamini di varare la riforma sull’impiego dei giocatori nei campionati nazionali. E’ stato infatti fissato per le ore 14 del 28 settembre, appunto, il doppio appuntamento dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI relativo alle udienze per i ricorsi presentati dai giocatori Kakà e Pozzi, appuntamento che potrebbe segnare una svolta determinante per il futsal e per una riforma fatta passare per la panacea dei problemi del nostro calcio a 5 e che invece ha sin qui creato difficoltà alla maggior parte delle società chiamate ad allestire i propri organici, per affrontare i campionati nazionali della stagione 2022/2023, dovendo obbligatoriamente rinunciare a quella forza di gioco che per oltre 20 anni ha assicurato qualità e competitività alla nostra disciplina e alle società che l’hanno rappresentata ai massimi livelli.


Nel Collegio di Garanzia dello Sport sono riposte tante aspettative da parte di chi il futsal lo vive quotidianamente, praticandolo o guidandolo da dietro le quinte. La riforma ha imposto un taglio drastico ai giocatori “non formati” in Italia, contravvenendo anche alle stesse disposizioni dettate dalle direttive del CONI sulla composizione delle liste delle squadre impegnate nei campionati nazionali di qualsiasi disciplina. Una riforma partorita come fosse la medicina salvavita di uno sport che da sempre, dovendo convivere con un fratello enormemente più ricco, tanto economicamente quanto per gradimento, ha sempre trovato nei giocatori arrivati da oltre frontiera gli elementi chiave non solo per elevare la competitività delle squadre e la spettacolarità della disciplina, ma anche le chiavi propedeutiche per forgiare sul campo i talenti espressi nonostante la totale assenza di progetti di sviluppo e la mancanza di supporti formativi che potessero giustificarne l’attuazione.


Una riforma che si vuole far passare come lo strumento necessario per far crescere questo sport attraverso il maggior impiego di giocatori “formati” nelle massime categorie, dimenticando la strutturazione delle realtà europee che inevitabilmente adottano e perseguono politiche che vanno nella direzione opposta e che anche in campo giovanile hanno dimostrato di essere vincenti. E per rendere possibile questo “progetto”, il futsal di vertice ha perso tanti interpreti, costretti di punto in bianco a interrompere una vita sociale radicatasi nel tessuto nazionale nel corso degli anni, cercando altrove nuove gratificazioni professionali e nuova stabilità per le rispettive famiglie. C’è chi asserisce che i “nuovi” stranieri non hanno nulla da invidiare a chi ha lasciato l’Italia: noi siamo totalmente in disaccordo e i fatti del campo accerteranno la leggerezza di questa nuova fase agonistica della nostra disciplina, con tutto il rispetto per i giocatori che si sono affacciati adesso nella nostra Penisola.


Chi scrive è convinto che il Collegio di Garanzia del CONI saprà decidere “super partes” e troverà la soluzione definitiva a questo stato di cose. Le “toghe” di via Allegri dovranno prendere una decisione che salvaguardi il nostro sport e lo metta al riparo da altri provvedimenti che non possono d’incanto risolvere i problemi che il futsal incarna, liberandolo dallo spirito reazionario di una riforma che seppur comprensibile nelle intenzioni e nei risultati che vuole ottenere, è stata introdotta come fosse una imposizione di regole che, invece, a nostro avviso, non valorizzano questo sport. Che ha invece bisogno di una massima categoria capace di rappresentarla ad altissimi livelli sugli scenari continentali, ma anche di regole che sappiano ordinare gli altri campionati valorizzando i principi della meritocrazia e della capacità di quei club dimostratisi in grado di costruire nuove e affidabili realtà basandosi sul prodotto dei territori di appartenenza, sfociando in un progetto globale che permetta la consacrazione di quelle generazioni che il futsal dovranno onorarlo e renderlo uno sport vincente.


La battaglia che si giocherà al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI il prossimo 28 settembre potrebbe dare le risposte che chi ha contestato da subito la riforma si attende di ricevere, ossia che il futsal di alto livello deve tornare ad essere libero da ostacoli numerici se vuole essere in grado di poter presentare sulla scena internazionale squadre che hanno i valori giusti per giocarsela con le grandi potenze del pallone a rimbalzo controllato. C’è grande fiducia affinché il percorso dei ricorsi di Kakà e Pozzi venga interpretato adeguatamente e venga ripristinata la situazione preesistente alla pubblicazione del comunicato n.772, perchè se gli appassionati della Penisola vorranno continuare ad assistere ad un calcio a 5 di qualità, l’unica strada da percorrere è quella che porti alla ridefinizione di una riforma che fatta così non è assolutamente conciliante col nostro sport.